
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/02/la-notte-della-rete-contro-il-bavaglio-dellagcom/136123/


appertutto
rtigiana, femminista, nome di battaglia Lia. Poco più in là ha sede un teatro popolare, ricordo dei tempi in cui la cultura andava alla ricerca dei poveri, li prendeva a braccetto, li accomodava sulle panche di legno e... forniva loro gli strumenti per raccontar/si.
giolanti, non è che la sua solita, stanca eco. L'eco del Capo. Del loro Capo. Di Silvio Berlusconi.
non eletta, ha comunque ottenuto un buon successo personale (a fianco, ancora con Pisapia), lo denuncia da tempo: "Un giovane non può permettersi di spendere 6-800mila lire per una ventina di metri quadrati, specialmente quando il lavoro precario non glielo permette e le banche, proprio a causa di questa precarietà, non gli concedono alcun prestito". Gli anziani stanchi dei tagli ai servizi sociali. Per non parlare dei disabili: "Duecento milioni in meno per i Comuni lombardi nel 2011 e 300 in meno per il 2012, azzeramento del fondo nazionale per la non-autosufficienza. A rischio, si fa per dire, servizi essenziali che andranno in carico alle famiglie [...]: assistenza domiciliare, progetti di vita indipendente, servizi di formazione all'autonomia, centri socio educativi, comunità alloggio", racconta uno sdegnato Franco Bomprezzi a Vita.it, all'indomani della contestazione alla Moratti sotto il Pirellone, da parte di numerose associazioni di disabili. Persino un industriale come Roberto Mazzotta, politico democristiano di lungo corso e attuale presidente di Mediocredito lombardo, pur classificando il voto a Pisapia come "di protesta" - sulla qual cosa fermamente dissentiamo - è stato netto: "La vittoria di Pisapia è arrivata da ambienti disomogenei. Dai ceti popolari, da quelli borghesi, da categorie con interessi diversi accomunate dalla richiesta di buon governo, dalla necessità di sostanza, di stile, di classi dirigenti migliori. Letizia Moratti non ha avuto un'idea di futuro".
anto di peggio il peraltro scarso vocabolario della destra è riuscito a estrapolare dalle taverne di chissà quale oscuro ventre, dopo il silenzio stordito di qualche giorno, era da prevedere la nuova, feroce zampata. Il crollo del berlusconismo sarà tremendo, aveva scritto tempo fa un osservatore, e lo stiamo verificando in questi giorni. Altro ancora avverrà.
che sarebbero sparite e i tagli al welfare!), del mancato inserimento nel lavoro dei gruppi sottorappresentati - donne, giovani - e un investimento sulla famiglia che non supera l'1.4%: tra i più bassi d'Europa!
10 dalla giunta Moratti (Berlusconi); e sorvoliamo sul fatto che, nel programma di Pisapia, non si prospetti alcuna Zingaropoli né abbeveramento di cammelli in piazza Duomo ma, più opportunamente, centri culturali e religiosi aperti a ogni credo. Ciò che già avviene, del resto, non nell'Eurabia dei deliri fallaciani, ma nelle più avanzate metropoli europee (Roma compresa) e non solo - persino nelle Torri Gemelle aveva sede una moschea! -. Non è chi non veda come assembramenti chiusi e abusivi, diretti da personaggi oscuri, incapaci di parlare italiano e non soggetti ad alcun controllo che non sia strettamente poliziesco, costituiscano sacche di potenziale eversione assai più pericolose di gruppi riconosciuti, integrati e soggetti a lealtà alle istituzioni che li ospitano.
Come umanisti ci riconosciamo nei punti cardine del programma di Pisapia – diritti, lotta al precariato, difesa dei beni comuni, partecipazione dei cittadini – e pensiamo di poter contribuire al rinnovamento di Milano portando il nostro patrimonio di ventennale lavoro nei quartieri a favore della nonviolenza, della non discriminazione, del dialogo tra le culture e della democrazia partecipativa.
Era il 1° maggio 1947 quando a Portella della Ginestra, in Sicilia, si compiva la prima strage di lavoratori dell'Italia repubblicana. Undici i morti, due bambini e nove adulti. Ventisette i feriti.
Che a sparare dalle alture erano stati i mafiosi di Salvatore Giuliano, gli italiani l'avrebbero scoperto solo quattro mesi dopo. Ma nessuno seppe mai chi armò la mano di quei briganti, comodi residui della storia, lemuri d'un passato che ancora sopravvive nella Sicilia dei compromessi e degli intrighi.
Eppure: "Io so", diceva Pasolini. Ma non ho prove. Non ho nemmeno indizi.
Morti, quelli del '47 come gli attuali della Thyssen Krupp, o gl'immigrati soggetti al caporalato nel Meridione, o gli edili che piovono dalle impalcature come rane ogni giorno, senza nome e senza volto anche quando quei nomi e quei volti assumono un contorno preciso. Perché destinati a rimanere oscuri, perché di essi i libri di storia non devono parlare. Così i mandanti nascosti dietro gli "Io so" inermi vorrebbero andasse il mondo. Invece quei morti c'interpellano dal fondo di antri oscuri, e un domani, luminosi, si ergeranno a giudicarci.
E oggi sarà, dovrà essere, il giorno dell'unione. Pure dell'ira, se volete. Della dignità, oggi tanto cara. Permane qualcosa di santo nello spazientirsi della natura che si ribella, dell'umanità, quando trabocca e dilaga. Anche suo malgrado. Quest'umanità che si riappropria di sé, del resto, è sempre tenace, e mai violenta. Semmai, resistente. Resistente come i ragazzi de L'Isola dei Cassintegrati , che all'Asinara hanno "festeggiato" da poco il primo anno di reclusione volontaria per difendere i loro elementari diritti.
E, se resistiamo, esistiamo.
(grazie a Io amo Concita!)
Dunque domani, con gran clamore, proprio nel giorno della festa del lavoro, o piuttosto della mancanza di lavoro (secondo le ultime stime, il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è volato al 28,6% e molti 40-50enni licenziati non verranno più riassunti, la sicurezza è tornata a essere un fastidio per i "padroni" interessati al solo profitto e le conquiste sociali minate dalle fondamenta), il Vaticano ha deciso di canonizzare Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II. Un uomo che, fra l'altro, fu operaio. Fra i pochi prìncipi della Chiesa che hanno voluto sottolineare una continuità, e non una contrapposizione, tra i due eventi è da menzionare, al solito, l'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, che ha organizzato veglie per il lavoro in tutta la diocesi (nel capoluogo, il rito si è svolto il 28 aprile scorso, presso la chiesa "Regina Pacis" di via Kant) e ha attivato da alcuni mesi l'iniziativa Adotta una famiglia in soccorso di famiglie o singoli che hanno perduto l'impiego a causa dell'attuale crisi economico-sociale [donazioni a partire dai 5 € in su: C/C 16730 Banca Popolare di Milano, oppure bonifico IBAN IT6L0558432620000000016730 indicando Adotta una famiglia; maggiori info www.santinazaroecelsobresso.it].