mercoledì 6 luglio 2011

...NO, non lo vogliamo!

QUESTO BLOG ADERISCE ALLA "NOTTE DELLA RETE" PER PROTESTARE CONTRO LA LEGGE-BAVAGLIO VOLUTA DALL'AgCOM.



http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/02/la-notte-della-rete-contro-il-bavaglio-dellagcom/136123/

martedì 7 giugno 2011

...SI', lo voglio!


...E trasloco ancora. Avrei voluto salutarvi con la vittoria di Pisapia a Milano, in un'atmosfera gioiosa; ma i referendum del 12-13 giugno prossimi incombono.

Sapete, sappiamo già tutto. Grazie a noi stessi, naturalmente: governo e televisioni hanno tentato l'impossibile per oscurarci. E, proprio per questo, un "ripasso" giova sempre. Si vota per confermare il nostro "SI'" alle energie rinnovabili contro il nucleare; per la difesa dell'acqua pubblica; per una giustizia senza privilegi (eufemisticamente definiti legittimo impedimento). Dovremo, insomma, apporre 4 SI' - per l'acqua sono previsti due quesiti - sulle nostre schede.

[N. B.: Oltre al referendum nazionale, i milanesi dovranno rispondere a un'altra, importantissima consultazione su Ecopass, verde pubblico, Expo, riduzione dei gas serra e riapertura dei Navigli; maggiori info al seguente indirizzo].

Dai cittadini ai giovani, dagli studenti ai precari, dagli artisti agli intellettuali, la mobilitazione è stata enorme. Anche la Chiesa, per una volta, si è mossa con decisione. Dall'arcivescovo di Locri al card. Tettamanzi abbiamo udito parole chiare e ferme, che ci hanno pure ricordato il valore civico (e civile) della consultazione popolare.

Ma la manifestazione più emozionante è prevista per giovedì prossimo: assieme a padre Zanotelli migliaia di sacerdoti, religiosi e suore manifesteranno in piazza San Pietro, in Vaticano, per "sorella acqua" e contro il nucleare. Accompagnando l'iniziativa con un digiuno; al seguente link è possibile aderire al loro appello.

Gli umanisti, da sempre vicini a tali temi, si sono impegnati in una strenua opera di sensibilizzazione. Domani alle ore 21, in via Ascanio Sforza (Milano), si terrà l'ultimo incontro sul tema Nucleare e fonti alternative. Poi la parola spetterà alle urne.

Non è facile raggiungere il quorum nel corso d'una consultazione referendaria, anche nel caso d'una corretta e completa informazione da parte degli organi di stampa e televisione. Nella fattispecie, dunque, il cammino si presenta ancor più in salita; ci conforta la rinnovata voglia di partecipazione diffusa nel Paese, l'interesse suscitato da determinati argomenti.

Avrei voluto discutere di molto altro coi miei affezionati lettori. Tante grida di giustizia si levano al cielo; dopo oltre un anno di auto-isolamento, L'Isola dei Cassintegrati chiude; gli (ex?) lavoratori della Vynils, abbandonati a loro stessi, sono stati costretti alla resa. Erano divenuti il simbolo dell'iniquità e insieme del fallimento del modello capitalistico, che ha generato precarietà, miseria e ignoranza (i primi tagli riguardano sempre scuola e sanità). Da una sponda all'altra del Mediterraneo, dilaga il movimento di protesta dei Paesi arabi che, dopo Siria e Yemen, adesso lambisce persino l'Arabia Saudita, patria natia di quell'Osama Bin Laden la cui uccisione per opera d'un blitz americano, all'inizio del maggio scorso, non ho potuto commentare. E fra i protagonisti del cambiamento, o almeno dell'aspirazione a quest'ultimo, troviamo sempre le donne. L'11 giugno, poi, si terrà a Roma l'Europride, cui parteciperà anche una delegazione di Arcobaleni in Marcia con un "carro antidiscriminazioni". "L'abbiamo creato - spiega Simona, una delle organizzatrici - non solo per i diritti degli omosessuali, ma di tutte le minoranze - anziani, disabili, immigrati, disoccupati... - che, in questi anni, sono state umiliate".

Avrei desiderato chiacchierare ancora con voi, dicevo. Purtroppo, come già anticipato nei recenti post, la piattaforma che mi ospita mi sta creando svariati problemi. Ho pertanto deciso di aprire un nuovo blog, il terzo; di cui avrete presto notizie. Del resto, come potrei resistere a lungo senza la nostra agorà? Virtuale, certo; ma, forse, anche un poco virtuosa.

lunedì 30 maggio 2011

Nord

Amministrative: il centrosinistra vince quasi dappertutto


E' anche centro, anche Sud. Napoli, per esempio. Però lasciatemelo godere, adesso, il Nord. Lasciatemi amare Milano. Il "mio" Milano (al maschile, come usava tra gli antichi abitanti).

Lasciatemelo amare da oriunda. Da una che ci è piovuta a caso, e non sa come. Mica facile, da amare, questo Milano. Lasciatemelo amare con le sue guglie d'oro antico, carolingio, squillante e rasserenato. Oro di guazza e di cieli meno ingombri.

Adesso lasciatemelo solo amare: forse per la prima volta, da quando ero bambina, accompagnata da mio padre in piazza Duomo a comprare il settimanale "Il Milanese" e a sostare al Camparino. Io ero scura e mediterranea, poi ne sono seguiti altri, più scuri e mediterranei di me.

Sarebbe sbagliato affermare che "ha vinto Pisapia". E, forse, nemmeno (solo) la sinistra, com'è accaduto a Napoli e altrove. Un pochino, abbiamo vinto noi. Un pochino. L'inizio. Laura, Roberto P., Miriam, Rita, Giovanna e tanti altri, quel programma l'hanno stilato insieme, per la prima volta hanno assaggiato quella democrazia partecipativa propugnata per anni dagli umanisti.

Hanno già vinto, perché un barlume d'arcobaleno è per noi fierezza e vento. Ci ha commosso, Giovanna, la scorsa settimana, quando l'abbiamo udita affermare: "Per me Pisapia è anche una persona buona. La bontà non dovrebbe essere una categoria politica. Ma non mi vergogno a menzionarla. Perché in tutti questi anni, siamo stati governati dalla cattiveria". Cattiveria verso le minoranze, i diritti civili, i deboli, gli sconfitti, le donne (ammiccando, potremmo insinuare che la riscossa è partita da quel fatale 13 febbraio tutto al femminile, sempre qui, e poi propagatosi altrove) ma anche e soprattutto, semplicemente, i cittadini onesti. Nella legalità, nel rapporto con gli altri, nella diuturna resistenza nei confronti del "libero mercato" spersonalizzante e inumano.

Hanno vinto, con noi, Gina, Roberto, Luz: amici vissuti solo nella speranza, amici scomparsi nella fede, aspettando un domani che non hanno fatto in tempo a vedere. Amici che hanno lasciato i loro corpi in un(a) Milano all'apparenza distratta, affaccendata e indifferente; amici annoverati tra i mille morti giovani, catalogati da una fredda burocrazia. Corpi sepolti, ma anime salve, che hanno creduto senza aver veduto.

Mi piace vedere Pisapia a Niguarda (cfr. la sottostante foto). Abito nelle immediate vicinanze di questa periferia. Proprio alle spalle del neosindaco si staglia la lapide di un'altra Gina: la Galeotti Bianchi, partigiana, femminista, nome di battaglia Lia. Poco più in là ha sede un teatro popolare, ricordo dei tempi in cui la cultura andava alla ricerca dei poveri, li prendeva a braccetto, li accomodava sulle panche di legno e... forniva loro gli strumenti per raccontar/si.

Anche questo è Nord. Qui noi viviamo. Qui, ci apprestiamo non al potere, ma alla voce.






domenica 22 maggio 2011

La logica dell'insetticida

Adesso strepitano - ma sarebbe meglio usare il singolare - all'estremista. Strepitano, o meglio strepita, anche per molto altro: da una ventina d'anni almeno non assistevamo a un florilegio d'ingiurie così rutilante, chiassoso e volgare da parte d'un "politico". Ma restiamo, per ora, all'estremista e al singolare. Perché chi strepita, in verità, è uno solo. Gli altri, la nutrita cerchia di famigli uggiolanti, non è che la sua solita, stanca eco. L'eco del Capo. Del loro Capo. Di Silvio Berlusconi.









Com'è andata alle amministrative che costui ha preteso di trasformare in referendum sulla sua persona? Lo sappiamo. Torino e Bologna alla sinistra; ballottaggio persino a Napoli, dove pure quest'ultima ha dato una pessima prova di sé e si è presentata divisa (e a spuntarla è toccato al magistrato Idv Luigi De Magistris); ma, soprattutto e ciò che più brucia, Pisapia (a lato) ce l'ha fatta. A momenti, in modo definitivo. Ha distaccato la sindachessa Moratti, cioè Berlusconi, con quasi otto punti di vantaggio. Un risultato sorprendente anche per chi scrive. Fra otto giorni, la sfida conclusiva.



Sono rimasta sorpresa, lo ammetto. Sarà perché la sinistra è, in qualche modo, abituata a perdere. Sarà perché l'immensa bulimia mediatica del Cavaliere, la sua campagna elettorale ostentatamente plutocratica, a scorno delle tasse contro cui inveisce e che assicura ancora, con trucco da prestigiatore consunto, di voler abbassare o addirittura togliere, mi avevano fatto dubitare della sconfitta del debordante Golia. Invece.

Invece l'illusione è finita. Perché Milano si è ritrovata più povera, sporca, ingaglioffita, abbandonata. I giovani impossibilitati a trovar casa o ad affittarne una. E non per colpa di extracomunitari e vagabondi, come ciarla la destra. Ma perché gli alloggi restano sfitti. Laura Di Dio, la candidata umanista che, pur non eletta, ha comunque ottenuto un buon successo personale (a fianco, ancora con Pisapia), lo denuncia da tempo: "Un giovane non può permettersi di spendere 6-800mila lire per una ventina di metri quadrati, specialmente quando il lavoro precario non glielo permette e le banche, proprio a causa di questa precarietà, non gli concedono alcun prestito". Gli anziani stanchi dei tagli ai servizi sociali. Per non parlare dei disabili: "Duecento milioni in meno per i Comuni lombardi nel 2011 e 300 in meno per il 2012, azzeramento del fondo nazionale per la non-autosufficienza. A rischio, si fa per dire, servizi essenziali che andranno in carico alle famiglie [...]: assistenza domiciliare, progetti di vita indipendente, servizi di formazione all'autonomia, centri socio educativi, comunità alloggio", racconta uno sdegnato Franco Bomprezzi a Vita.it, all'indomani della contestazione alla Moratti sotto il Pirellone, da parte di numerose associazioni di disabili. Persino un industriale come Roberto Mazzotta, politico democristiano di lungo corso e attuale presidente di Mediocredito lombardo, pur classificando il voto a Pisapia come "di protesta" - sulla qual cosa fermamente dissentiamo - è stato netto: "La vittoria di Pisapia è arrivata da ambienti disomogenei. Dai ceti popolari, da quelli borghesi, da categorie con interessi diversi accomunate dalla richiesta di buon governo, dalla necessità di sostanza, di stile, di classi dirigenti migliori. Letizia Moratti non ha avuto un'idea di futuro".



Il resto è storia. Sì perché, comunque vada, a Milano, Gerusalemme d'Italia, si è già deciso. Berlusconi ha già perso e lo sa. Naturalmente può riuscire a colmare lo svantaggio; la sua è una macchina da guerra potentissima, ma il meccanismo si è inceppato. Quel meccanismo che oggi udiamo stridere, per la prima volta, e per la prima volta avvertiamo urticante, digrignato, rugginoso, stomachevole.



Strepita all'estremista, si diceva. Dopo le imboscate, i colpi bassi e sleali ad opera della replicante Moratti i giorni immediatamente precedenti la sfida, dove Pisapia è stato accusato di essere ladro, terrorista, cocainofilo e quanto di peggio il peraltro scarso vocabolario della destra è riuscito a estrapolare dalle taverne di chissà quale oscuro ventre, dopo il silenzio stordito di qualche giorno, era da prevedere la nuova, feroce zampata. Il crollo del berlusconismo sarà tremendo, aveva scritto tempo fa un osservatore, e lo stiamo verificando in questi giorni. Altro ancora avverrà.



Il motto è il seguente: "Non lasceremo Milano in mano agli estremisti". E basterebbe. Basterebbero queste parole per convincere gl'indecisi a schierarsi definitivamente con Pisapia [cfr. il programma dettagliato, http://www.pisapiaxmilano.com/wp-content/uploads/2011/04/programma-coalizione.pdf].



La sciagurata frase rappresenta, infatti, un'involontaria auto-condanna. Il berlusconismo, ed esso solo, è estremista nella sua essenza. E' estremista nella figura del suo creatore e padrone, nel suo corpaccione inquartato, nel suo gesticolare marionettistico e grottesco, nel sorriso ghignante da cui tralucono denti aguzzi e avvelenati. Il berlusconismo è la malattia delle "brave persone", come le definiva Pasolini; dei piccolo-borghesi che seguono la logica dell'insetticida, e che, in tempi di calma, si camuffano da moderati, raccontano bubbole, ma covano un odio frustrato, quindi feroce e represso, contro un indefinito, sconosciuto e misterioso "altro". Starei per dire il "diverso", ma non è poi così.


Berlusconi e il suo ripetitore Bossi paventano, come un mantra, una Milano in mano a Pisapia e in balia dei centri sociali, tramutata in Zingaropoli, teatro della più grande moschea d'Europa: un'autentica invasione tratteggiata a tinte forti dall'ultima Fallaci, da cui l'uomo d'Arcore ripiglia l'asserto farraginoso e intollerante; la cui rozzezza intellettuale veniva però mitigata, nella scrittrice fiorentina, da una prosa ricercata, lontana anni luce dall'italiano da "convenscion" provinciale dell'industrialotto brianzolo. Milano, anche, come nuova Sodoma: "Pisapia vuole i matrimoni gay!", urla il Cav. indignato, e gli fa da contraltare l'incommentabile Giovanardi sottosegretario alla Famiglia (sic), il quale, nel suo bolognese bolso e impaniato, rincara la dose immaginando le fiamme dell'inferno pure su Napoli: "Se vince De Magistris saranno favoriti gay, trans e femminielli". A scapito della sana famiglia tradizionale, s'intende. Per la cronaca, Giovanardi, sottosegretario senza portafoglio, in questi anni si è caratterizzato per il vuoto pneumatico di qualsivoglia proposta a favore della fantomatica "famiglia". Egli interviene, da comico malgré lui, solo per divertire un pubblico di bocca buona coi suoi strali antigay, che piacciono esclusivamente al Vaticano e alla vecchia vergine Binetti; e che, criminalmente, hanno però fatto franare la proposta di legge sull'omofobia, osteggiata con tutte le forze dalla succitata Chiesa e ovviamente da Berlusconi & truppa assortita. Ma poi, chissà come, scopriamo che secondo l'Ocse, e non l'Arcigay, in Italia aumenta la diseguaglianza sociale: colpa dell'ingiusta politica fiscale e previdenziale (riecco le famigerate "tasse" che sarebbero sparite e i tagli al welfare!), del mancato inserimento nel lavoro dei gruppi sottorappresentati - donne, giovani - e un investimento sulla famiglia che non supera l'1.4%: tra i più bassi d'Europa!



Ma Giovanardi crede d'aver assolto il suo compito di bravo cattolico pigliandosela con la pubblicità dell'Ikea e gli organizzatori dei rumorosi Family Day di alcuni anni fa si sono dileguati come neve al sole.



Basterebbero questi slogan imbelli, questo razzismo odioso, idiota e menzognero, da Repubblica iraniana, per qualificare gli estremisti? Basterebbero. Tuttavia, qualcosa ancora manca.



Berlusconi fa leva sull'unico collante che gli ha garantito un successo quasi ventennale e che riassume l'intera natura del berlusconismo: l'istinto. La parte bassa. La pancia. Il limite. L'istinto caratterizza certo l'uomo. Ma anche l'animale.


L'istinto, lo dice la parola, è immediato. Soddisfa gli umori più cupi e profondi, il bisogno ferino di sopravvivenza. Ma si esaurisce in sé stesso. Molto presto. Affine all'istinto è la paura.





La paura, o meglio il terrore, ha contrassegnato il primo uomo e il primo animale. Si può affermare che l'uomo ha cominciato a umanizzarsi quando ha saputo dominare la paura; quando non si è limitato a fuggire, con un seguito di stravolti ululati, di fronte ai tizzoni ardenti, ma si è soffermato a osservarne uno, e ha compreso che quell'oggetto rovente poteva pure dimostrarsi utile; che il fuoco serve; che non solo brucia e devasta, ma riscalda, cuoce, disinfetta, nutre.



Per comprenderlo, l'uomo ha insomma utilizzato il cervello. Per insegnarlo ad altri uomini, ha prodotto e trasmesso cultura.



Chi vellica l'istinto, quindi la paura, anzi il terrore, torna all'uomo primordiale. Al primato. All'anello di congiunzione. Alla bestialità. E' pertanto logico che il primo nemico da abbattere è la cultura. Lo si può fare in tanti modi: coi roghi di libri, con la televisione, coi gulag, con il consumismo.



Se si torna alla paura, si torna alla diffidenza. Che si esercita, dapprima, su chi ci appare maggiormente diverso: lo zingaro, appunto, l'extracomunitario, l'omosessuale, il "deviante". Ma che, in seguito, si allarga al vicino di casa, anche a quello più "normale", perché ciascuno è, in verità, un diverso. Anziano. Giovane. Disabile. Donna. Uomo. Diverso per viso, per sguardo, e, se non per idee, almeno per gusti. Perché ognuno è irripetibile. Nemmeno le nostre impronte digitali costituiscono la "replica" di un'altra.



Ecco così avverarsi il racconto erroneamente attribuito a Brecht. La paura, insomma, è mancanza di relazione. E' chiusura. E' logica dell'insetticida.



Cosa intendiamo per logica dell'insetticida?



Qualcosa che caratterizza non soltanto il berlusconismo ma, più in esteso, il sistema capitalistico e consumistico. Gli uomini, per questa logica, sono oggetti. O, al più, animali infestanti. Tralasciamo pure che la moschea e gli spazi per i Rom erano già stati approvati nel Pgt del 2010 dalla giunta Moratti (Berlusconi); e sorvoliamo sul fatto che, nel programma di Pisapia, non si prospetti alcuna Zingaropoli né abbeveramento di cammelli in piazza Duomo ma, più opportunamente, centri culturali e religiosi aperti a ogni credo. Ciò che già avviene, del resto, non nell'Eurabia dei deliri fallaciani, ma nelle più avanzate metropoli europee (Roma compresa) e non solo - persino nelle Torri Gemelle aveva sede una moschea! -. Non è chi non veda come assembramenti chiusi e abusivi, diretti da personaggi oscuri, incapaci di parlare italiano e non soggetti ad alcun controllo che non sia strettamente poliziesco, costituiscano sacche di potenziale eversione assai più pericolose di gruppi riconosciuti, integrati e soggetti a lealtà alle istituzioni che li ospitano.



Ma la logica dell'insetticida non arriva a ciò. Essa si limita a sterminare, schiacciare, rigettare ciò che non le interessa o la infastidisce. Non può comprendere l'interiorità umana, perché non sa che farsene. L'immigrato, per la logica dell'insetticida, funziona ed è utile solo se resta clandestino, perché sia più facilmente sfruttato; senza diritti, per lo stesso motivo; umiliato nelle sue ambizioni più elementari, per abbrutirlo e additarlo come pericolo pubblico agli occhi dell'operosa gente "perbene". Meglio costringere migliaia di musulmani a pregare in strada, perché gli si vieta un luogo di ritrovo, per poi tuonare contro l'invasione dei marciapiedi, denunciare il disagio dei cittadini, la rabbia, la paura, ancora e sempre la paura.



E meglio stipare immigrati e Rom in quegli orridi lager chiamati Cie, o sgomberarne i campi (peraltro sempre gli stessi, denunciano la Caritas milanese e "Famiglia Cristiana", la quale aggiunge: "L'integrazione passa soprattutto dalla scuola. Ma i continui sgomberi rendono ardua quest'opera. Nicu, 11 anni, è stato costretto a cambiare sei scuole in due anni, e Railuca, 8 anni, ha subito 18 sgomberi in sei mesi. La città è tappezzata di manifesti elettorali con il numero di sgomberi effettuati. Si tratta, in realtà, degli stessi Rom continuamente sgomberati, sempre dagli stessi posti. Emblematico è il cavalcavia Bacula: un'area sgomberata 32 volte in tre anni. Milioni di euro spesi per spostare un problema senza risolverlo").



Molti anni fa la casa editrice Millelire pubblicò un libretto intitolato Papalagi (=europeo), diario di un abitante delle isola del Pacifico in visita al Vecchio Continente. Fra le tante "stramberie" della popolazione indigena, il nostro viaggiatore elencava i "luoghi della finta vita": vale a dire i cinema, "dove i Papalagi si riuniscono al buio per vedere su un telo bianco quello che la realtà offre tutti i giorni, naturalmente". Finora Berlusconi ci ha proposto lo stesso telo bianco della finta vita: ignoriamo se sia giunto finalmente il momento in cui si spengono i riflettori; ma, certo, il primo tempo si è concluso.










giovedì 12 maggio 2011

Nelle mani DI DIO...

Il 15 e 16 maggio, a Milano, si terranno le elezioni amministrative. Tra i redattori del "manifesto dei cittadini" fatto redigere dal candidato Sindaco Giuliano Pisapia ad associazioni, gruppi, partiti e singole donne e uomini figura anche la giovane ricercatrice precaria Laura Di Dio, umanista, candidata al Consiglio comunale assieme ad altri amici, in corsa per il Consiglio di zona. La lotta potrebbe sembrare impari, data la feroce e dispendiosa campagna elettorale di Berlusconi, ma giungere al ballottaggio costituirebbe già un ottimo risultato. Tra i sostenitori dell'avv. Pisapia tutti i rappresentanto della Milano migliore, da Roberto Vecchioni (che terrà un concerto di chiusura venerdì 13 in piazza Duomo) a Benedetta Tobagi, figlia di Walter, agli eredi Ambrosoli, Rossa, Bachelet, vittime del terrorismo negli anni '70, a don Andrea Gallo e moltissimi altri. In bocca al lupo, futuro, in bocca al lupo, Laura.


Milano vive in questi giorni uno straordinario momento di rinascita e speranza: dopo vent’anni di governo della destra, finalmente, con Giuliano Pisapia c’è la concreta possibilità di voltare pagina e di lasciarsi alle spalle razzismo, affarismo, tagli ai servizi sociali e l’arrogante convinzione che il denaro può comprare tutto, anche le persone.

Come umanisti ci riconosciamo nei punti cardine del programma di Pisapia – diritti, lotta al precariato, difesa dei beni comuni, partecipazione dei cittadini – e pensiamo di poter contribuire al rinnovamento di Milano portando il nostro patrimonio di ventennale lavoro nei quartieri a favore della nonviolenza, della non discriminazione, del dialogo tra le culture e della democrazia partecipativa.


PERCHE' VOTARE LAURA


E’ donna, giovane (26 anni) e preparata: laureata in Comunicazione politica e sociale, da dieci anni porta avanti attività di volontariato per la tutela dei diritti umani e il dialogo tra le diverse realtà culturali presenti in città.
Precaria, rappresenta la “generazione clandestina”, esclusa dai diritti e privata del futuro e può portare in Consiglio Comunale le esigenze e le aspirazioni dei giovani.


GLI IMPEGNI DI LAURA PER MILANO

DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

- Modifica dello Statuto comunale per introdurre consultazioni e referendum vincolanti su temi comunali e di zona.
- Conferimento di maggiori poteri ai Consigli di Zona.
- Verifica periodica dell’operato degli eletti da parte degli elettori.


EDUCAZIONE

- Aumento del numero delle Scuole Materne e degli Asili Nido comunali, fino a soddisfare la domanda, a costi proporzionati al reddito e con tendenza graduale verso la gratuità.
- Assunzione di tutto il personale comunale precario.
- Gestione diretta delle Scuole Materne e degli Asili Nido, senza appalti a cooperative ed enti privati.
- Riapertura delle scuole civiche comunali.
- Manutenzione tempestiva degli edifici scolastici.

AMBIENTE E MOBILITÀ

- Impegno a contrastare la privatizzazione del servizio idrico.
- Potenziamento dei mezzi pubblici, anche in orari notturni, per decongestionare il traffico e ridurre l’inquinamento dell'aria.
- Creazione di piste ciclabili protette che partano a raggiera dal centro a arrivino in tutti i quartieri.



GIOVANI

- Creazione di un organo comunale di controllo dell’utilizzo indiscriminato degli stage da parte delle aziende.
- Creazione di un fondo agevolato e di spazi idonei per il sostegno alla microimprenditoria giovanile.
- Sostegno agli spazi che permettono aggregazione e offrono cultura.
- Assegnazione di alloggi comunali, anche in condivisione, a prezzi accessibili.

IMMIGRAZIONE


- Utilizzo dei fondi UE per le reali necessità delle comunità Rom e moratoria degli sgomberi dei campi.
- Sostegno all’inserimento lavorativo e sociale di rifugiati e richiedenti asilo.
- Istituzione di una Consulta Comunale dei migranti.
- Diritto di voto alle elezioni e ai referendum comunali.
- Rifiuto da parte del Comune di ospitare un Centro di Identificazione ed Espulsione come l’attuale Corelli e creazione di strutture di reale accoglienza.


NON DISCRIMINAZIONE E NONVIOLENZA
- Istituzione di un Registro Comunale delle Coppie di Fatto eterosessuali e omosessuali ed equiparazione dei loro diritti a quelli delle coppie coniugate per quanto concerne i servizi comunali.
- Patrocinio al Gay Pride e alle iniziative per la Giornata mondiale contro l'Omofobia del 17 maggio (comprese le veglie per le vittime di violenze omofobe che si terranno in varie chiese cattoliche ed evangeliche).
- Costituzione a livello comunale e di zona di un Osservatorio per la nonviolenza, che svolga compiti di prevenzione e denuncia, fornisca sostegno alle vittime di ogni forma di violenza e discriminazione e lavori in rete con le scuole e le associazioni operanti sul territorio per promuovere la cultura della nonviolenza.



Una pagina con indicazioni per votare e riferimenti:
www.facebook.com/LauraDiDioXPisapia

domenica 1 maggio 2011

Primo Maggio: se resistiamo...

Ci troveremo oggi a Milano, in piazza Quattro Novembre, alle ore 15, per il consueto corteo che si concluderà in Duomo. Gli umanisti non mancheranno all'appuntamento.

Sarà, già lo sappiamo, una partecipazione numerosa e sentita. Sarà il nostro giorno. Non quello dell'umiliazione, ma della presenza. Del coraggio. Della stima e dell'autostima. Della fortezza.





Particolare del monumento ai caduti sul lavoro, realizzato per il 60° della Costituzione di fronte al Comune di Bresso (Milano).






Era il 1° maggio 1947 quando a Portella della Ginestra, in Sicilia, si compiva la prima strage di lavoratori dell'Italia repubblicana. Undici i morti, due bambini e nove adulti. Ventisette i feriti.

Che a sparare dalle alture erano stati i mafiosi di Salvatore Giuliano, gli italiani l'avrebbero scoperto solo quattro mesi dopo. Ma nessuno seppe mai chi armò la mano di quei briganti, comodi residui della storia, lemuri d'un passato che ancora sopravvive nella Sicilia dei compromessi e degli intrighi.

Eppure: "Io so", diceva Pasolini. Ma non ho prove. Non ho nemmeno indizi.

Morti, quelli del '47 come gli attuali della Thyssen Krupp, o gl'immigrati soggetti al caporalato nel Meridione, o gli edili che piovono dalle impalcature come rane ogni giorno, senza nome e senza volto anche quando quei nomi e quei volti assumono un contorno preciso. Perché destinati a rimanere oscuri, perché di essi i libri di storia non devono parlare. Così i mandanti nascosti dietro gli "Io so" inermi vorrebbero andasse il mondo. Invece quei morti c'interpellano dal fondo di antri oscuri, e un domani, luminosi, si ergeranno a giudicarci.

E oggi sarà, dovrà essere, il giorno dell'unione. Pure dell'ira, se volete. Della dignità, oggi tanto cara. Permane qualcosa di santo nello spazientirsi della natura che si ribella, dell'umanità, quando trabocca e dilaga. Anche suo malgrado. Quest'umanità che si riappropria di sé, del resto, è sempre tenace, e mai violenta. Semmai, resistente. Resistente come i ragazzi de L'Isola dei Cassintegrati , che all'Asinara hanno "festeggiato" da poco il primo anno di reclusione volontaria per difendere i loro elementari diritti.


E, se resistiamo, esistiamo.


(grazie a Io amo Concita!)


sabato 30 aprile 2011

Wojtyla senza miti

Dunque domani, con gran clamore, proprio nel giorno della festa del lavoro, o piuttosto della mancanza di lavoro (secondo le ultime stime, il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è volato al 28,6% e molti 40-50enni licenziati non verranno più riassunti, la sicurezza è tornata a essere un fastidio per i "padroni" interessati al solo profitto e le conquiste sociali minate dalle fondamenta), il Vaticano ha deciso di canonizzare Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II. Un uomo che, fra l'altro, fu operaio. Fra i pochi prìncipi della Chiesa che hanno voluto sottolineare una continuità, e non una contrapposizione, tra i due eventi è da menzionare, al solito, l'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, che ha organizzato veglie per il lavoro in tutta la diocesi (nel capoluogo, il rito si è svolto il 28 aprile scorso, presso la chiesa "Regina Pacis" di via Kant) e ha attivato da alcuni mesi l'iniziativa Adotta una famiglia in soccorso di famiglie o singoli che hanno perduto l'impiego a causa dell'attuale crisi economico-sociale [donazioni a partire dai 5 € in su: C/C 16730 Banca Popolare di Milano, oppure bonifico IBAN IT6L0558432620000000016730 indicando Adotta una famiglia; maggiori info www.santinazaroecelsobresso.it].

Assisteremo al tripudio della papolatria da parte di potenti normalmente poco interessati alle faccende dello Spirito e del tutto disinteressati ai diritti umani, soprattutto di quei disperati anonimi cui il Vangelo assicurava avrebbero ereditato la terra. E che, invece, verranno additati come reietti ed empi in questi anni bui, frettolosi, sciapi, manichei. Infantili, ma senza ingenuità. Il cristianesimo non ha riconquistato l'Europa e, per uscire dal suo stato di minorità umana prima che spirituale, l'Italia ha di fronte a sé una strada tutta da percorrere.

Se don Farinella tratteggia un duro ritratto del prossimo beato e Noi Siamo Chiesa (anch'essa assai critica verso l'operato del papa polacco, cfr. qui) propone di celebrare piuttosto un martire dimenticato dalla Chiesa militante e trionfalistica, mons. Romero, io mi limiterò a riproporre un testo che redassi nel 2005, pubblicato col titolo Il nostro Wojtyla, che considero in gran parte ancora valido. Purtroppo, posso solo segnalare il link perché la piattaforma che ospita questo blog non mi permette più certe operazioni di copia-incolla. Credo pertanto che un mio trasferimento "virtuale" sia prossimo. Nel frattempo, mi scuso coi lettori per il disagio. http://danielatuscano.wordpress.com/2005/04/15/il-nostro-wojtyla/