giovedì 8 maggio 2008

Oltre il "lato B"

"Sarà quer che sarà, armanco è bello": questo l'immediato commento del popolo romano all'elezione di Pio IX (1846). E vorrei fermarmi qui. In fondo l'ironia su Mara Carfagna, neo-Ministro delle Pari Opportunità (niente "popò" dimenoché...) del Berlusconi IV, riesce fin troppo facile e anche fastidiosa.

I blog rigurgitano di sue foto nude - tentazione alla quale anch'io cederò - con toni che oscillano dal finto-scandalizzato voyeuristico, allo sconsolato, all'indignato, e chi più ne ha più ne metta. La Carfagna come simbolo della decadenza del Paese.

In verità, verrebbe da domandare se scandalizza di più una ex-soubrettina scosciata - protagonista lo scorso anno d'un memorabile scontro con Luxuria - o le facce biscottate dei vestitissimi (e rigorosamente maschi) Sandro Bondi ai Beni Culturali (!), Angelino Alfano alla Giustizia (!!!), Gianfranco Rotondi all'Attuazione del programma perché col suo contributo da prefisso telefonico meritava pure uno scranno in Parlamento. Calderoli alla Semplificazione, poi, non necessita di nessuna chiosa. Basta quel nome e quel ministero nuovo di zecca. Sarà quer che sarà Carfagna, armanco è bella.

Perché gli uomini, coi panni indosso, risultano sempre seri. Quand'anche si chiamassero Previti, l'abito grigio, evanescente e rigido segno d'una neutralità, impone la loro supremazia sessuale nel momento stesso in cui pare negarla. Quasi un'aporia visiva. L'ironia nei loro confronti è di segno del tutto diverso, e non tocca mai la corporeità.

Le donne invece, l'avevamo già scritto, sono percepite sempre - solo - come corpo, e per esso giudicate. A meno di non rinnegarlo, di "farsi maschi". "Il Tempo" di oggi annota che le quattro neo-ministre hanno giurato in tailleur e pantaloni per nascondere al massimo la loro femminilità; ma non ha mancato di rimarcare che da quelli della Carfagna - sempre lei, ovviamente - spuntava il piede nudo.

Nudo il piede, vuoto il cervello, che i maschi al contrario possiedono sempre, persino nelle macchinazioni curiali dello svaporato Mastella.
Se dunque l'etica politica italiota si misura con simili parametri, sorry, ma non ci sto. Troppo comodo pigliarsela con la prediletta del Cavaliere, come lo fu con Cicciolina, anch'essa parlamentare italiana nel fatidico 1987. Troppo banale scagliarsi sul "mestiere". Di starlette e pornodive in incognito la politica abbonda, queste almeno c'hanno messo la faccia. L'iniziale paragone con l'episodio papalino non vi suoni pertanto irriverente: sarà quer che sarà Carfagna, armanco è bella.

L'onorevole Carfagna in alcune immagini del suo passato "artistico".

Ma allora - mi chiederete - la condanni o la difendi?

Né l'una né l'altra cosa, ed entrambe. Ecco la mia risposta.

Naturalmente considero la Carfagna del tutto incapace di ricoprire il ruolo affidatole. Ma dietro di lei si intravede il ghigno tiepido del settantenne arzillo, e solo una fantasia perversa poteva concepirla lì, dove ora posa il suo niente "popò" dimenoché. La Carfagna è insomma un prodotto maschile, non l'emblema della stupidità femminile. Faremmo bene a non dimenticarlo, quando sorrideremo - o, forse, piangeremo - per le prevedibili cappellate che prenderà nell'addentrarsi in un mondo a lei sconosciuto. Ma, probabilmente, la prima da proteggere in nome delle Pari opportunità è proprio la nuova "ministra". E perché, un domani, non potrebbe crescere? Imparare a essere donna, e non solo corpo? "Premiata" per la sua compiacenza al sultanato maschile, perché negarle la possibilità di usare un cervello che pure possiede? Nel corso della storia le donne sono sempre partite svantaggiate, ma ce l'hanno fatta lo stesso. E se avvenisse il miracolo persino con la Carfagna, significherebbe una volta di più che siamo davvero forti.








10 commenti:

Paolo prete ha detto...

Il governo ha giurato davanti al Presidente della Repubblica. Il primo a giurare è il «padrone/proprietario» del governo-ombra, Silvio Berlusconi. Con cipiglio deciso e mascella tesa, quasi annoiato per la ripetitività di un cerimoniale evidentemente superfluo per lui perché non può fare da prima donna, pronuncia la solenne formula d’impegno costituzionale: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare la mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione».

Da un punto di vista etico, legale e antropologico, è impressionante sentire la frase «esercitare le funzioni nell'interesse esclusivo della nazione» da uno che in tutta la sua vita non ha ricercato altro che il suo interesse privato contro l’interesse della nazione. Prova ne è la composizione stessa del governo quater che è una formazione a quadrato rinforzato a difesa esclusiva del capo che si sente e crede di essere il padrone d’Italia.

Bagaglio appresso. E’ esilarante sentire Bossi, l’Umberto, e Calderoli, Roby per i «porcellos», che (sper)giurano fedeltà alla Repubblica e lealtà alla Costituzione! Se non si trattasse della Suprema Carta della Repubblica nata dalla Resistenza, sembrerebbe una barzelletta da caserma. Vive la cohérence!

Da parte nostra, beh, continueremo a resistere, resistere, resistere.

Riccardo ha detto...

Giusto per rinfrescare le idee, ecco una sua frase:

La famiglia è il fondamento della nostra società e come le fondamenta di ogni casa essa non teme soltanto le frane ma anche le infiltrazioni […] non c'è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili.

Fausto ha detto...

Ecco il ministro delle Pari Opportunità. E che oppurtunità!!!Certo che per fare carriera ha dovuto assumere certe posizioni....donna di carattere!A me piacciono i maschietti, ma l'è una bella gnocca dai...Chissà cosa ci combinerà da ministro.Diceva che i gay sono "costituzionalmente sterili". Chissà cosa ne pensa mia figlia.Fausto

Marco ha detto...

VIOLENZA SU DONNE: PD PRESENTA DDL A CAMERA E SENATO = VI SI CONFIGURA UNA NUOVA FATTISPECIE DI REATO, LO STALKING

Roma, 8 mag. (Adnkronos) - Il Partito democratico ha presentato il suo disegno di legge "per il contrasto alle molestie e alle violenze contro le donne, contro i diversamente abili, e per motivi connessi all'orientamento
sessuale". Il ddl e' stato presentato alla Camera dagli onorevoli Barbara Pollastrini, gia' ministro dei Diritti e delle Pari Opportunita', Paola Concia e Gianni Cuperlo; al Senato dai senatori Silvia della Monica e
Stefano Ceccanti.

Il testo, che in parte riprende il disegno di legge presentato dal governo nella legislatura appena terminata, intende affrontare "in modo integrato il fenomeno della violenza attraverso tre livelli di intervento: misure di informazione, sensibilizzazione e prevenzione; rafforzamento della tutela penale; tutela delle vittime e reinserimento sociale delle stesse".

Tra i punti principali di questo disegno di legge, c'e' la previsione di una nuova fattispecie di reato: lo stalking, cioe' quei comportamenti ed atti persecutori che, come tutti i dati confermano, rappresentano spesso il primo anello di una catena di violenze e abusi.


almeno una buona notizia

Paolo Farinella ha detto...

Il ministro Guardasigilli non è solo un incompetente, ma è un siciliano servile devoto e adorante del capo al quale deve tutta la sua carriera. Lo spalto della Giustizia è presidiato: il super-inquisito Berlusconi comanda e l’impiegato Guardasigilli esegue. Non vi saranno sorprese per il capo: saranno gli Italiani ad avere amare sorprese. Un siciliano alla Giustizia, in questi tempi, è come mettere un pedofilo in un asilo. La mafia & C. ringraziano e portano a casa, commossi e grati.

Bondi Sandro alla cultura. La sua bibliografia annovera un titolo: «Una storia italiana» che è l’autobiografia ad immagini del capo, spedita a tutti gli Italiani nella campagna elettorale del 2006. Bondi scrisse le didascalie delle foto, ma vi mise l’impegno del suddito adorante del meraviglioso padrone. Si dice che scrive anche poesie e qualcuna l’ha anche declamata in tv «quindi e quindi», ma pare che quando proclama, si spenga la luce automaticamente perché arrossisce anche il capo, visto che l’oggetto erotico della sua ispirazione è sempre e solo il capo (e dire che il capo di pelo sullo stomaco ne ha più di un yeti!). L’unico merito che Bondi vanta nella sua carriera è di essere stato sindaco del suo paese in quota Pci di allora. Quando si dice il destino cinico e baro.

Domanda e osservazione da marciapiede al governo ombra
1. Dal 1 all’8 maggio, giorno di formazione del governo, sono passati 8 giorni, in cui l’Italia paga già una multa giornaliera di 400.000,00 di multa perché Mediaset non manda Rete4 sul satellite. Fanno 3 milioni e 200 mila euro ad oggi. La multa però parte dal 2004 e dovrebbe essere pagata per intero a carico di tutti i contribuenti: fanno 584 milioni di euro. Come intende risolvere la questione il governo-ombra appena insediato e l’esilarante ex-sinistrorso ministro dell’Economia, Giulio Tremonti? Paga Mediaset o pagano gli Italiani a cui il governo non mette mai le mani intasca? Il prestito di 300 milioni all’Alitalia non è una ulteriore tassa imposta ai cittadini prima ancora di cominciare a governare?

2. Il capo ha promesso che il primo consiglio dei ministri sarà convocato a Napoli per dare un «segnale», ma ha anche detto che non sarebbe andato via da Napoli finché non avrebbe risolto il dramma «monnezza», la cui responsabilità ha fatto ricadere tutta su Prodi. Vogliamo solo ricordare che il 10 aprile 2008 la corte di giustizia europea ha condannato l'Italia perché nel 2003, quando Berlusconi era presidente del consiglio ed Altero Matteoli ministro dell’Ambiente (ora alle infrastrutture), il governo ha applicato male ed in grave ritardo la normativa europea sulle discariche, violando, in particolare, le regole per i rifiuti pericolosi. IL governo Berlusconi è condannato per la monnezza e per giunta tossica, e lo stesso governo Berlusconi dovrebbe eliminare i rifiuti di Napoli e mettere in sicurezza l’Italia?


Paolo Farinella, prete

gg ha detto...

Finalmente un governante che parla in modo chiaro sui gay...
gg

«Gay Pride, niente patrocinio»
Il ministro: cortei inutili, non condivido il riconoscimento ufficiale delle coppie
Carfagna: per il governo gli omosessuali non sono discriminati

ROMA — Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità, non esita: «Il patrocinio al Gay Pride? Non sono orientata a darlo. Non servono, i Gay Pride». Ne sono stati organizzati ben cinque quest'anno di Gay Pride e per quello nazionale (ci sarà il 28 giugno a Bologna) la richiesta ufficiale di patrocinio approderà oggi sulla scrivania di Mara Carfagna. Inutilmente.

Il nuovo ministro per le Pari opportunità non ne vuole sapere delle manifestazioni degli omosessuali: «Hanno obiettivi che non condivido. Io sono pronta ad occuparmi di contrasto alle forme di discriminazione e di violenza. Sono pronta a dare patrocini a seminari e convegni che si occupano di questi problemi». E invece, i Gay Pride, che obiettivo hanno? «Penso che l'unico obiettivo dei Gay Pride sia quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d'accordo ».

I primi due cortei del Gay Pride ci saranno a Roma e a Milano in contemporanea il 7 giugno e per questi gli organizzatori stanno cercando patrocini locali e non del ministero. Ma Mara Carfagna è stata invitata a partecipare un po' a tutti quanti i cortei. Ovviamente non andrà a nessuno.

«Io credo che l'omosessualità non sia più un problema. Perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare».

È convinta il ministro Carfagna: «Sono pronta ad agire su casi concreti e reali. Qualcuno che mi venga a dire che un omosessuale non è stato assunto per via della sua tendenza. O che sempre per tendenze sessuali venga negato un affitto o qualsiasi altro diritto. Allora sì che intervengo».

Parla anche dei suoi amici il ministro Carfagna: «Sì, i miei amici omosessuali non mi dipingono una realtà così tetra per gli omosessuali del nostro Paese. Per questo, invece, sono pronta a sollecitare il nostro ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite perché si faccia portavoce della richiesta della depenalizzazione universale dell'omosessualità» .

Non è, dunque, orientata ad occuparsi dei gay nostrani Mara Carfagna. Nemmeno di quella commissione per i diritti dei gay, delle lesbiche e dei transgender che pure alberga proprio dentro il suo ministero.
«Non ho ancora preso bene visione di cosa sia e a cosa possa servire», dice. E poi spiega: «La verità è che una volta verificato a cosa serve credo che la userò per occuparmi anche di altro. Ci sono molti problemi di Pari opportunità. Un esempio? Nei luoghi di lavoro ancora oggi le donne guadagnano il 30% in meno dei loro colleghi pari grado. E questo è o non è un problema serio?».

Non soltanto gay. «Disabili. Anziani. Bambini: ce ne è di problemi di pari opportunità nel nostro Paese», rilancia il ministro Carfagna. E spiega: le associazioni nazionali dei gay dicono che in due anni ci sono stati 12 casi di vittime di violenza omosessuale? Ma hanno presente i dati della violenza e della molestia sessuale sulle donne? Almeno 6-7 milioni ogni anno».

Alessandra Arachi
19 maggio 2008

daniela tuscano ha detto...

Vabbè ma da 'sta scema cosa potevate aspettarvi? Capisco l'indignazione e lo scherno, ma adesso è ora di agire, che diamine... chissenefrega della CarFOGNA.

Giorgio ha detto...

Condivido pressochè totalmente quanto affermi, ma la conclusione mi lascia un poco prplesso. In pratica sembri affermare che in fondo la Carfagna è vittima di un sistema che rimane saldamente maschilista (fatto sicuramente vero): insomma un passo avanti nell'emancipazione femminile e allo stesso tempo una "tassa da pagare", perchè pur essendole stata assegnata una funzione di responsabilità benchè incompetente, può sfruttare tale occasione per crescere, magari diventando in futuro una donna politica a tutti gli effetti. Mi sembra un punto di vista troppo assolutorio, dovuto sostanzialmente ad un'identificazione di genere: la donna si riscatta dopo secoli di segregazione e riesce finalmente ad assumere un ruolo di comando. La Carfagna come avanguardia: in previsione la parità vera. Forse sto prendendo un abbaglio, ma sarebbe come se venisse nominato amministratore delegato di una grande impresa un incompetente, perchè comunque ha delle potenzialità e in futuro imparerà a fare il suo lavoro: nel frattempo però ha fatto fallire l'azienda. La Carfagna poteva farsi una o due legislature in Parlamento, e dopo aver almeno capito dove di trovava, poteva fare anche il ministro. Il centro-destra non era in grado di esprimere altra personalità femminile da assegnare a un ministero così delicato? E' tanto mal ridotta? Se così fosse, questo sarebbe il vero problema, la vera anomalia italiana, perchè il centro-sinistra, invece, di personalità femminili adeguate a quel ministero credo ne possa esprimere più di qualcuna. Ciò significa che l'emancipazione femminile in Italia è stata sostanzialmente di sinistra: la presunta destra liberale ha mantenuto una visione di subalternità della donna (perlomeno nella politica). L'incarico alla Carfagna rappresenta solo una foglia di fico atta a nascondere questa vergognosa realtà. Questo è, secondo me, il vero problema: l'arretratezza culturale di questo Paese. Non ce l'ho con la Carfagna: di sicuro Calderoli farà più danni di lei. Un tempo per diventare classe dirigente occorreva aver studiato e meritarselo: ora basta essere servi di qualcuno oppure, nella migliore delle ipotesi, saper fare il pifferaio magico. Per questo siamo una nazione in declino.

daniela tuscano ha detto...

Beh Giorgio: affermare che per me la Carfagna sarebbe "un passo avanti" quando non addirittura un'"avanguardia" significa stravolgere, e non poco, il senso delle mie parole. Ma quando mai ho dichiarato una cosa del genere?!?...

Ho scritto il pezzo con una buona dose d'ironia. Non considero la Carfagna un progresso in nulla, nemmeno in modo indiretto. Nessuna tassa da pagare, nessuna concessione alla "Realpolitik", figurarsi. Mi scocciava soltanto che, per giudicare la validità o meno di una donna, si ricorresse ai sempiterni, logori luoghi comuni che non si rispolverano MAI per politici maschi. Prova a rileggerti le volgarità sulla Bindi o sulle sparute altre donne in politica (a differenza della Carfagna, serie e valide): di un maschilismo stomachevole, del resto mai nessuno si sarebbe mai permesso di motteggiare sull'avvenenza d'un Andreotti o sulla sensualità di Castelli. Anche quando viene denigrato, il politico maschio difficilmente è bollato come privo di cervello. Nulla ci comunica il suo corpo, cui non badiamo. A quello della donna, invece sì. E mica solo in Italia: basti ricordare le immonde aggressioni subìte da Hillary da parte degli avversari di destra.

In tal senso la Carfagna non rappresenta l'emblema del declino d'Italia più che Calderoli o Giovanardi. E in tal senso affermavo che, dovesse imparare il mestiere, bene o male forse farebbe meglio di tanti colleghi maschi. Pur non rappresentando le donne in nulla, a parte l'aspetto smaccatamente fisico, Carfagna appartiene pur sempre a una "minoranza" oppressa, benché lo ignori o la cosa la infastidisca. Questo intendevo.

Riguardo al resto, condivido appieno la tua analisi. Cambierei soltanto l'avverbio: il femminismo in Italia non è stato "sostanzialmente" di sinistra, ma SOLO di sinistra, e ciò malgrado la lotta, a volte eroica, che anche le donne di cultura cattolica hanno condotto e all'apporto originale che hanno recato (o tentato di recare). Penso ad Armida Barelli. Naturalmente, l'emancipazione femminile DI PER SE' non dovrebbe avere colore politico poiché è un tema che riguarda TUTTI, non solo le donne. Ma non è certo colpa di queste ultime se gli uomini se ne sono sempre infischiati quando non l'hanno combattuta con tutta la loro brutalità. E gli uomini di destra alleati col Vaticano, struttura gerarchica e principale tempio della misoginia, si sono distinti in questa ben poco lodevole "battaglia". Quella stessa battaglia di cui, peraltro, oggi raccogliamo i frutti: maschi indecisi, imbelli, irrisolti, incapaci di re-inventarsi una cultura, che cercano di reagire a questa loro crisi d'identità e di storia o con la regressione a uno stato infantile, o ricorrendo alla violenza bruta.

Se la destra finora non ha espresso personalità femminili degne di nota è perché, con questa storia alle spalle, le è impossibile. Punto. Ma nemmeno la sinistra, ora, è messa molto meglio: la vedo barcollante, incapace di trovare un senso a sé stessa e al suo vivere, pardon, campare, non si sa bene alle spalle di chi, e come al solito ne fanno le spese i più deboli e indifesi. I soliti noti, anzi, le solite note. Una Hillary, dalle nostre parti, è impensabile.

Restano dunque gli uomini. Questi uomini. Tutt'al più capaci di esprimere le loro predilette Jane. Più che Tarzan, cavernicoli.

Giorgio ha detto...

In merito alla Carfagna ho capito meglio cosa intendevi: ha saputo sfruttare con destrezza determinate dinamiche che portano al successo (e ora anche al potere), ma rimane più che mai espressione di una logica maschilista. L'incarico di governo potrebbe rappresentare per lei l'occasione per prendere coscienza di ciò, per maturare anche in senso politico (non credo che avverrà, ma talvolta accadono anche i miracoli). Anche sul resto concordo pienamente con quanto scrivi, compreso il discorso del declino della sinistra, che nel recente passato ha saputo interpretare con forza il processo di emancipazione femminile, ma ora arranca in una sorta di vuoto ideale, incapace di fornire risposte credibili ai problemi di una società disorientata e incattivita. Ciao!