L'immagine della ragazza crocifissa sul letto, che Telefono Donna ha lanciato per la ricorrenza del 25 novembre, toglie il sonno all'assessore milanese Cadeo (Maurizio, non Cesare), di Alleanza nazionale. Secondo quest'ultimo, il ritratto offenderebbe la tradizione cristiana."Il seno è nudo - annota Stefano Rossi di "Repubblica" - la bella ragazza bruna è sdraiata sul letto..."; sul medesimo quotidiano don Andrea D'Asta, gesuita e c
ritico d'arte, è più dettagliato: "C'è una donna bella e attraente che assume innegabilmente la posizione della croce ma che contemporaneamente ricorda la posa ammiccante della protagonista torbida del film American Beauty. Fotografata dall'alto, per insistere sul suo corpo. E' posta nuda su di un letto invitante, soffice, con cuscini collocati in modo da insistere sulla forma della croce. Ha i capelli scomposti, ma non le alterano il volto. Il richiamo alla croce è evidente, ma l'atteggiamento della donna è attraversato da una intensa sensualità, accentuata da un atteggiamento di resa invitante. La frase 'Chi paga i peccati dell'uomo?' è sovrapposta al pube".
ritico d'arte, è più dettagliato: "C'è una donna bella e attraente che assume innegabilmente la posizione della croce ma che contemporaneamente ricorda la posa ammiccante della protagonista torbida del film American Beauty. Fotografata dall'alto, per insistere sul suo corpo. E' posta nuda su di un letto invitante, soffice, con cuscini collocati in modo da insistere sulla forma della croce. Ha i capelli scomposti, ma non le alterano il volto. Il richiamo alla croce è evidente, ma l'atteggiamento della donna è attraversato da una intensa sensualità, accentuata da un atteggiamento di resa invitante. La frase 'Chi paga i peccati dell'uomo?' è sovrapposta al pube".Questa lunga citazione non manca di sorprendere, data la sua completa consonanza col giudizio ben più grossolano, ma senza infingimenti, dell'assessore Cadeo.
Non ci si attende, dall'assessore Cadeo, una conoscenza approfondita di Storia dell'arte. D'altro lato, giacché si proclama così ligio alla tradizione cristiana, si sarà pure accorto, anche distrattamente, anche sbadatamente, della presenza di numerose immagini licenziose nelle chiese, soprattutto antiche. Riguardo alla ragazza nuda l'accostamento con Guido Reni, rilevato da alcuni osservatori, pare evidente.Anche Cristo era nudo; il Crocifisso di Santo Spirito, opera giovanile di Michelangelo, lo è poi totalmente. Privo persino di quel nubente e arioso panneggio che svela più di quanto vorrebbe celare e che si confonde con le tenere e lattee carni del Redentore. La casta virilità del Buonarroti non poteva accettare questi eufemismi pittorici: maschi o femmine, indistintamente, avevano per lui un'essenzialità spartana e sacrale. Via tutto, nel segno del definitivo incontro con Dio, di fronte al quale ognuno compare irrimediabilmente disadorno.
Nelle opere di Michelangelo si ravvisa sempre una perentorietà scultorea. Ben diversa da quello spirito balzano e ridente di Leonardo, dal cui san Giovanni trapelano fantasiose estasi ambigue, estri da soubrette, capricci di santi. E' il cielo, in fondo, a sfuggirci come un tinnulo monello. Per non parlare di San Sebastiano: presentissimo nelle pale d'altare, oggi dimenticato dai devoti (ma recuperato dalla cultura gay
che ne ha fatto una sorta di icona: curiosando sul web ho trovato questa breve carrellata, piuttosto accurata anche se non vi compare un piccolo gioiello della cinematografia contemporanea, il Sebastiane di
Derek Jarman). Persino d'Annunzio ne aveva fatto un morboso simbolo, affidandone l'interpretazione nientemeno che alla danzatrice lesbica Ida Rubinstein.
che ne ha fatto una sorta di icona: curiosando sul web ho trovato questa breve carrellata, piuttosto accurata anche se non vi compare un piccolo gioiello della cinematografia contemporanea, il Sebastiane di
Derek Jarman). Persino d'Annunzio ne aveva fatto un morboso simbolo, affidandone l'interpretazione nientemeno che alla danzatrice lesbica Ida Rubinstein.Di fronte a questi Cristi in deshabillé, martiri discinti, profeti scollacciati la "tradizione cristiana" si è sempre devotamente genuflessa, compresi i principi della Chiesa che solo in uno dei momenti più bui della loro storia hanno pensato di ricorrere al "Braghettone" per cancellare, con la nudità dei corpi michelangioleschi, il proprio morboso tarlo.
Che l'assessore teocon, fra l'altro per nulla turbato dalla quotidiana esibizione di veline e ninfette da parte delle tv del suo potente alleato, lo ignori platealmente, non può meravigliare. Stupirebbe, semmai, che la sua "valutazione" sia sostanzialmente condivisa da uno stimato critico d'arte. In realtà, il paesaggio di formazione dei due è in fondo il medesimo.
Quanto a don D'Asta, solo un temperamento creativo, o, al contrario, molto occhiuto, poteva concepire associazioni di idee tanto ardite: la ragazza martirizzata ma bella (il prete ne preferiva una brutta, evidentemente), sul letto "soffice" (demoniaci languori, forse era meglio un rozzo tavolaccio), e, suprema empietà, quella frase "sovrapposta al pube": e a questo punto verrebbe da chiedere al padre m
olto reverendo dove l'avrebbe collocata, dato che si parla di stupro.
olto reverendo dove l'avrebbe collocata, dato che si parla di stupro.Il vero motivo di questa levata di scudi non è stato ravvisato, a mio parere, nemmeno dal pur ottimo Michele Serra, che preferisce soffermarsi sullo scandalo suscitato dalla Croce. Non che tale scandalo smetta di accecare: il guaio è che agli attuali farisei mancano persino gli occhi, e gli è rimasta solo la stoltezza. Quando la croce si reimpossessa del suo significato profondo è inevitabilmente legata al corpo, e al corpo nudo, straziato, certo, ma anche polposo, estenuato e serico come i quadri di Reni, perché anche in essi palpita il murmure dell'innocenza violata. La croce è sangue e terra, disfatta e rinascita della carne umana. Appartiene all'umanità, vi si identifica.
Ebbene. Cristo, san Sebastiano, san Giovanni e pure il re Davide (quello che danzava svestito davanti all'arca del Signore) erano spogliati, dolenti, languidi, ammiccanti, sanguigni o siderei, ma tuttavia maschi.
La donna crocifissa, dunque - peraltro non la prima in assoluto, un'immagine simile comparve sulla copertina dell'"Espresso" negli anni '70, in occasione del dibattito sull'aborto - traumatizza l'incolto Cadeo e l'erudito D'Asta perché essa stessa bestemmia. Scandalizza non la sua sensualità, ma il suo sesso.

E' chiaro: l'uomo, nudo o vestito che sia, è immagine di Dio. La donna, no. Malgrado tardive e ipocrite dichiarazioni di principio, Dio, secondo la tradizione cattolica, continua ad avere un sesso ben preciso e quel sesso è maschile: in un maschio Dio si è incarnato, un maschio celebra e benedice, in persona Christi, dall'altare. Il recente Sinodo dei vescovi, ignorando alteramente le richieste d'una maggior partecipazione delle donne alla vita della Chiesa, ha presentato come "novità" la concessione alle femmine d'accedere al lettorato e di distribuire la comunione: compiti che, in verità, esse svolgono da molti anni. In compenso è riaffiorata l'antica contrarietà papale alle chierichette, la cui presenza Ratzinger, da cardinale, combatté vigorosamente. Anche qui, per lo stesso motivo: la donna non è degna di rappresentare Dio.
"Dio è certamente padre, ma è anche e soprattutto Madre": queste dolcissime parole, pronunciate dal dimenticato Giovanni Paolo I, riecheggiano in realtà numerosi passi biblici, in cui il Signore stesso si paragona a una donna incinta, a una chioccia, a una casalinga accorta. Ma Ratzinger, seguendo, in ciò, la linea del suo predecessore, ha ritenuto opportuno rimettere tutti (e tutte) in riga, decretando: “Madre non è un appellativo con cui rivolgersi a Dio”.
Se la donna non è in nessun modo accostabile a Dio, figurarsi il suo corpo, naturalmente peccaminoso e tentatore. Non per nulla il padre D'Asta puntualizza: "Paula Luttringer, fotografa argentina sequestrata ai tempi della dittatura militare, parla della violenza delle donne desaparecidas fotografando semplicemente dettagli delle carceri in cui avvenivano le sevizie. Queste immagini mostrano il grande pudore e discrezione di un'artista che denuncia, suggerendo 'frammenti' di un dolore
sconvolgente".
sconvolgente". A. Gentileschi, Susanna e i vecchioni, 1610 (Pommersfelden, Collezione Graf von Schönborn). L'artista, da giovane, subì violenza.
Non dubitiamo della forza degli scatti della Luttringer, ma crediamo che il dolore sia necessariamente spudorato, altrimenti diventa a sua volta menzogna e violenza.
Negare Cristo nella donna comporta inevitabilmente negare il dolore totalizzante dello stupro, la sua universalità, la sua, direi, cittadinanza. Negare Cristo nella donna significa che la sofferenza di quest'ultima non ci riguarda, perché appartenente a una creatura altra o, peggio, a una "non-creatura". Ma il dolore crocifisso passa anche per un corpo concreto e visibile, grida dal suo pube, langue nelle sue viscere e sul suo petto martoriato. Anche se quel corpo è un parziale, sconsacrato, indecente corpo femminile.
Domenica 16 novembre, ore 8.09, 1° settimana dell'Avvento ambrosiano.
(Pubblicato anche su MenteCritica)
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Storie di uomini, crocifissioni di donne. Ma anche - indomabili - resurrezioni. Non ci avrete.
11 commenti:
otimo articolo . che rafforza quanto da me detto nel ost precedente sull'inutlità dela censura di tale foto .
Analisi puntuale e assolutamente condivisibile. E' proprio l'epoca per eccellenza dei sepolcri imbiancati, del "decoro", della "rispettabilità" - salvo nascondere dietro quelle maschere la solita patriarcale atmosfera del bordello...
md
Sono l’ideatore di una community che raccoglie circa 600 artisti e si chiama Progetto Cicero (http://progettocicero.ning.com).
Stiamo tentando un esperimento di comunicazione on-line basato sulla creazione di comunità piccole ma dotate di una forte coesione tra i membri che viene ottenuta sia con regole di comportamento (nominalità, tolleranza, proattività ed educazione) sia con la condivisione di discussioni e ragionamenti.
Allo scopo di alimentare la discussione tra di noi e trarre ispirazione dalla stessa, abbiamo dato il via ad un’attività che si chiama “Quindi-Ci” (http://progettocicero.ning.com/group/quindici).
In soldoni, ogni 15 giorni ci diamo un tema e lo trattiamo con diversi linguaggi.
In una sorta di gioco/concorso, passata la quindicina, scegliamo l’intervento più interessante.
Il tema attuale è "il corpo come laboratorio: alla ricerca di un contatto perduto".
Ti scrivo in quanto, nel documentarmi, ho trovato il tuo gruppo ed ho pensato che parecchie foto in esso presenti potrebbero alimentare la nostra discussione nella convinzione che, quello che per te e per gli altri fotografi sarebbe un secondo dedicato a postare una foto, per noi potrebbe essere la fonte di spunti interessanti e la possibilità di aggiungere nuove menti brillanti al nostro gruppo.
Tutti voi potreste pubblicizzare i vostri Blog e trovare persone interessanti con cui discutere.
Spero che considererai il mio messaggio come il complimento che esso è.
Un saluto
Guido Mastrobuono
(Direttore del Progetto Cicero)
PS.
Coerentemente con i nostri obiettivi, per l’accesso alla comunità, richiediamo una registrazione nel sito all’indirizzo http://progettocicero.ning.com/?xgi=db6QQdU , per la quale sono richiesti i seguenti dati: Nome, Cognome, Età, Residenza ed una foto del viso.
Anche qui, per lo stesso motivo: la donna non è degna di rappresentare Dio.
In effetti.
E poi c'e' chi dice che le cose sono cambiate, e blablabla, che le donne non hanno motivo di lamentarsi e di rivalersi, e blablabla, che non e' vero che esistono differenze ormai, e blablabla, e tante altre cazzate...
Questi fatti sono esplicativi di come la cultura sia ancora ancorata ad un modello retrogrado e maschilista.
"Uno può essere laico (nel senso di non-credente, insomma ateo, come mio padre) e rispettare i valori della religione che, quando sono davvero tali, sono patrimonio dell’umanità e niente affatto “un bel mucchio di fiabe”."
Non ho fede religiosa ma apprezzo l'opera di introdurre questo e simili punti di vista in contesti in cui il pensiero dominante sembra essere una rabbia anti-religiosa frutto più di mancanza di approfondimento che di ideologia (o di quel che ne resta).
Ciao.
Esatto, è proprio così! :)
Prima di tutto, una nota tecnica: si potrebbe anche distribuire il foglio fuori dalle chiese, o durante le manifestazioni che ci saranno il 25 (magari “gemellandoci” con Telefono Donna) e vedere l’effetto che fa.
Certo, le parole di Daniela non hanno bisogno di commento: e potrei iniziare dicendo che la cosa mi coinvolge in maniera particolare, non fosse che per un motivo piuttosto banale: il 25 novembre è il mio compleanno. E già la Chiesa aveva pensato bene di farne la festa della famiglia perbene (ricordate, i coniugi Quattrocchi?), poi ci si sono messi anche i laici con ‘sta storia della violenza sulle donne… insomma, io che ho avuto la famiglia che ho avuto, e quindi le famiglie perbene mi hanno sempre dato il voltastomaco, e che sono, per la madre che ho avuto, diventato un maschilista (anche se, dice qualcuno, fa solo parte del mio personaggio…), beh, ho meritato il mio contrappasso!
Ma passiamo finalmente alle cose serie.
Chiedo scusa in anticipo, perché so che qualcuno si offenderà: solo un ex-prete, un gesuita e qualche benpensante può vedere in questa donna crocifissa un qualche messaggio erotico. Io, che non sono certo insensibile al fascino del corpo femminile, ci vedo (nel ventre tirato, il seno tanto teso da scomparire, ovviamente nella posa) una bellissima immagine di Gesù-femmina. Che poi si potrebbe discutere anche su questo: che forse è stato l’unico Nostro Signore a crepare sulla croce?
Ma, nel momento in cui tutti noi sappiamo che se quella volta, invece di Jeshua, ci fosse salita Myriam, o Shalome, o Rachel, non sarebbero bastate diecimila croci a far scrivere un Vangelo su di loro, perché abbiamo ancora paura dello “scandalo”? ricordate il Giuda di Borges? “Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all'infamia, uomo fino alla dannazione e all'abisso. Per salvarci, avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei suoi destini che tramano la perplessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo, fu Giuda” (da Tre versioni di Giuda).
Ma cosa rimane alla nostra fede (non dico alla Chiesa, gran parte di quella è da un pezzo che ha girato la testa dall’altra parte) se non sa stare di fronte all’umanità, alla carnalità più reale dell’essere uomo e dell’essere donna? Ma cosa c’entra Cristo con noi, con la nostra vita del cazzo, se non ne vediamo e non ne capiamo fino in fondo l’essere uomo (donna)? Con la sua fisicità, con le sue paure, la sua rabbia, la sua incertezza, la sua passione? O pensiamo che solo perché queste cose non sono scritte nei Vangeli, non siano mai esistite?
Un’altra cosa. Quella scritta. Io non so granché delle donne, e non posso –in quanto uomo- capire cosa significhi per loro subire violenza, anche quella “normale”, di tutti i giorni. Certo, so che alcuni atteggiamenti femminili possono essere antipatici, specie quando la volontà di “essere pari” diventa “primadonnismo”. Ma tant’è. Non ne faccio certamente un motivo per giustificare certi atteggiamenti maschili altrettanto prevaricatori. Ci mancherebbe altro.
E’ solo che quella scritta mi fa pensare (e mi allontano un po’ dal discorso). Chi paga per i peccati dell’uomo? La donna, ok. E l’uomo? Io non credo nel Cristo vittima sacrificale e che muore assumendo su di sé il peccato del mondo, il Cristo redentore; credo invece nella funzione salvifica e liberatoria di Gesù (ripeto: uomo o donna che sia) come funzione esemplificatrice. Ho detto una volta (scusate l’autocitazione) che Cristo ci ha indicato un metodo. Questo ha fatto, non altro. Se fosse morto per fare da “capro espiatorio”, la sua sarebbe stata una delle morti più inutili che la Storia ricordi. Quindi –e finisco- la croce, la sofferenza della carne, la morte “a sé”, sono i passaggi che segnano la vita umiliata e dannata delle donne che subiscono violenza (e hanno lo stesso identico “valore” della sofferenza di Gesù sulla croce, né più né meno). Ma sono anche le condizioni in cui si pone l’uomo che fa violenza. Egli si spinge in testa da sé solo la corona di spine, egli da solo si inchioda alla croce, egli sputa sulla propria faccia. Egli da solo si uccide.
Allora solo l’uomo che sa fare, andando fino alla radice del dolore che procura, della propria condanna, che egli si infligge -la propria condanna che è dare sofferenza e dolore a colei che vive con lui, che magari lo ama, oppure a quella che non l’ha mai visto ma lo incontra solo nell’attimo della violenza-, il proprio strumento di liberazione, attraverso la coscienza che lui “è” il peccato, e come tale deve considerarsi, bene: solo quell’uomo potrà essere capace di prendere su di sé la sua croce, solo quell’uomo saprà farsi carico di se stesso. E solo così riscatterà se stesso, solo così sarà libero.
Andrea
Attenta riflessione! Ti linko sul mio blog ;) Garzie!
http://treecritter.wordpress.com
sei BRAVISSIMA !!! l'ho rigirato dove ho potuto !!
Manliok
Ciao Daniela,
complimenti per il tuo bello e dettagliato articolo e grazie per il tuo commento al mio articolo su San Sebastiano (e scusami se trovo solo ora il tempo di risponderti). Il "Sebastiane" di Derek Jarman l'avevo solo solo citato nel testo, ma non lo avevo riportato come immagine in quanto non ne avevo trovata una con qualità abbastanza buona, ma ora l'ho trovata e quindi riparo subito :). Volevo anche segnalarti che il link che riporti al mio articolo non funziona, il link giusto all'articolo è questo: http://stonick.blogspot.com/2008/01/san-sebastiano.html.
Ciao e a presto,
Sergio
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