martedì 25 novembre 2008

Nient'altro che donne...

Dopo la pubblicazione del mio post sulla giornata contro la violenza sulle donne (che oggi ricorre) ho ricevuto la seguente lettera:

Le osservazioni dell'assessore Cadeo e di padre d'Asta denotano che il tema del loro scandalo non è lo stupro, ma il fatto che al corpo di Gesù sia associato un corpo di donna.

Personalmente, come donna, se quel corpo mi manda un messaggio di stupro non riesco a vedere (come Cadeo e d'Asta), l'edonismo, la morbida sensualità delle carni e delle morbide lenzuola o l'insistenza di una scritta sul pube.

Per me che sono donna, da quelle carni parte un grido di dolore, di umiliazione, di sofferenza senza conforto: temo di non riuscire a notare tutta quella sensualità che scandalizza i suddetti uomini e la mia è certo una visione di parte. La parte di chi è vittima per il semplice fatto di nascere donna.

Sabato compio 38 anni, ma ricordo come se fosse ieri il catechismo della prima comunione in cui la suora spiegava a noi bambine che se fossimo state vittime di stupro avremmo dovuto resistere fino alla morte. Se non fossimo state uccise durante lo stupro, voleva dire che non ci eravamo difese abbastanza e che la colpa era anche nostra. Avevo 8 anni.

All'età di 11 anni sono stata adescata da un pedofilo, da cui per fortuna (forse erano più ingenui di adesso) sono riuscita a scappare correndo fino a quasi svenire da quanto il cuore mi scoppiava. Non ho avuto il coraggio di parlarne con i miei genitori e sono andata a parlarne col parroco... che mi ha detto di recitare 10 avemarie: evidentemente avevo qualcosa da scontare. Il giorno dell'adescamento avevo una gonna: sono passati 7 anni prima che trovassi la forza di rimetterne un'altra: per tutto il resto del tempo ho nascosto la sensualità delle mie carni sotto pantaloni e tute e quel pedofilo non mi aveva nemmeno toccata!

Per questo non riesco neppure ad immaginare come faccia a vivere una donna che conosco che 17 anni fa è stata stuprata dall'allora fidanzato e che mi ha detto che nonostante anni di terapia ancora, ogni giorno che Dio manda in terra, lei ripensa a quello stupro.

Be', sapete signori Cadeo e d'Asta? Se Gesù si è incarnato in un corpo di maschio ma a rappresentare tutta l'umanità, il corpo di Gesù è anche il mio. Anche se manco di pene e ho probabilmente delle mammelle più grandi delle sue e dei baffi meno folti.

Sono contenta di vedere che per voi ciò che scandalizza del manifesto non è il tema, ma l'uso di una donna bella e di un letto morbido: vuol dire che ha colpito nel segno. Che una donna che seduce è complice, che se la va a cercare. Ma, soprattutto, che per voi "stupro" è una parola con lo stesso significato emotivo di "lavatrice", che non avete neppure un'idea vaghissima di che cosa sia lo stupro e che cosa sia aspettarselo ogni giorno, inconsciamente, per il solo fatto di essere nate del sesso sottomesso e non di quello dominante.


Sara Manzoni


La scorsa settimana, un mio studente mi ha consegnato i riassunti di libri letti durante le vacanze estive. Uno di questi era Mille splendidi soli di Khaled Husseini, nel quale - fra l'altro - si narra d'uno stupro. Nel suo commento il ragazzo riconosceva che il romanzo era ben realizzato, ma che, raccontando una vicenda di "ragazze", non lo aveva coinvolto più di tanto. Roba di donne, anzi di femmine, che, quindi, ai maschi non interessa. Parole molto elogiative, invece, per un altro testo di Husseini, Il cacciatore di aquiloni.

Anche in quest'ultimo volume viene descritta una violenza sessuale. Solo che la vittima era un adolescente. Ed ecco che l'atto assumeva, agli occhi del mio studente, tutt'altro significato. Allora, e solo allora, gli pareva davvero grave.

Oh, lo so: avrei potuto soffermarmi su resoconti diversi - soprattutto femminili - di ben altro spessore; ma non è questione di bravura. Ho scelto questo elaborato perché estremamente significativo. Redatto da un cosiddetto "bravo ragazzo", diligente, educato, tranquillo, anche abbastanza valente a scuola. Non un marginale, non un teppistello, né tantomeno un violento; come "non-violenti", beneducati, paciosi sono, senza dubbio, Cadeo e D'Asta.

Eppure sono personaggi come loro che, malgrado le insistenze dell'insegnante, hanno infuso nella mente del mio allievo la perniciosa idea che lo stupro (femminile) è questione limitata, secondaria, di cui l'uomo non può né deve interessarsi. Sono le pudibonderie di assessori improvvidi ed educatori sbalestrati che impediscono, ancor oggi, di concepire uno dei più terribili crimini contro l'umanità come un problema universale. Proprio perché, per loro, la donna resta un essere inferiore, capace, al massimo, di rappresentare sé stessa. Non diciamo Dio: ma nemmeno l'uomo, inteso come entità globale.

La lettera di Sara, di cui ho evidenziato alcuni passaggi, non abbisogna di ulteriori chiose o riflessioni. La forza della testimonianza è più tremenda di qualunque apologia. Ma simili brani, permettono pure di capire le reali origini della violenza. La quale è senza sesso, ma si annida nella superbia delle gerarchie di genere. Si nutre delle nostre distrazioni, del punto d'onore, cresce in tiepide case, ammicca dai nostri teleschermi, ci sfiora nella prassi quotidiana, in quelle discriminazioni così leggere, cui non facciamo quasi più caso.
Qui a fianco ripropongo il manifesto "incriminato": per la cronaca, l'assessore Cadeo ha vinto la sua crociata, e l'immagine è stata censurata. La "tradizione religiosa" dei Milanesi (maschi) non verrà quindi più vituperata.














7 commenti:

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ciao Daniela, tu sai come la penso quindi credo che ogni mio commento sull'argomento sia inutile.
Un saluto ed un complimento per l'articolo che, ovviamente, condivido in pieno.

Anonimo ha detto...

L'uomo si comporta in un certo modo verso la donna per un semplice motivo...sa che la donna è superiore di gran lunga a lui. Per cui cerca in tutti i modi di distruggerla e l'unico mezzo che ha è lo stupro.
Come diceva una canzone di un noto cantante italiano "...gli spermatozoi l'unica forza in tutto ciò che hai...".
L'uomo è debole, inferiore e meno intelligente della donna. Lui lo sa e usa il suo "arnese" per annullarla.
Ma le donne sono forti, fortissime e riusciranno a far sì che il mondo un giorno non sia più maschilista o violentatore e divenga anche loro, delle donne.

daniela tuscano ha detto...

Che le donne siano forti è indubbio... dopo tutto quello che hanno dovuto subire...

ASSOCIAZIONE PROMETEO ha detto...

PEDOFILIA PARLANO LE VITTIME.

Convegno a Vicenza – sabato 29 Novembre ore 14,30 -

«Per la prima volta in Italia, in un appuntamento di questo tipo, daremo voce alle vittime». La particolarità del primo congresso internazionale contro la pedofilia, in calendario per sabato prossimo 29 novembre all’auditorium Canneti (inizio alle 14.30) e organizzato dall’associazione Prometeo, è questa: sul palco ci saranno testimoni e vittime di abuso. Saranno loro a raccontare ciò che hanno vissuto. A tradurre le cifre, quelle che dicono che in Italia negli ultimi due anni i casi di abuso sono aumentati del 30 per cento e che il Veneto è una delle Regioni più colpite oppure che un sito a contenuto pedofilo “di buona qualità” produce un guadano giornaliero di 90.000 euro, in volti e voci e storie concrete. A Vicenza arriveranno i protagonisti di alcuni recenti casi di cronaca balzati alla ribalta nazionale e ci sarà anche Bill Nash, un cittadino americano che ha denunciato i presunti abusi di un sacerdote, per un periodo ospite in città presso l’istituto dei Saveriani. L’obiettivo del convegno? «Tenere alta l’attenzione su questa piaga orrenda che sta assumendo proporzioni sempre più incredibili». A dirlo è l’europarlamentare Sergio Berlato che ha patrocinato l’iniziativa, insieme al Parlamento Europeo, al Comune, alla Provincia ed alla Regione Veneto. Ed è la Prometeo, associazione che da circa dieci anni (da due presente anche a Vicenza) si occupa della lotta contro la pedofilia. Nelle parole del suo presidente e fondatore Massimiliano Frassi, seduto accanto alla responsabile vicentina di Prometeo Annamaria Zanchetta, a sottolineare: «Per la prima volta in Italia diamo voce alle vittime: vogliamo far raccontare cosa vuole dire aver vissuto sulla propria pelle il dramma della pedofilia. Anche perché troppo spesso accade che chi subisce abusi si deve nascondere, mentre chi compie questi atti viene addirittura accolto fuori dalle aule di tribunale come un eroe». Al convegno parteciperanno anche alcuni rappresentati delle forze dell’ordine, i giornalisti Ferruccio Pinotti e Carlotta Zavattiero e Sergio Berlato, che in sede di parlamento europeo è stato promotore di una proposta di legge per abolire la giornata dell’orgoglio pedofilo. Per l’onorevole «è importante combattere questa battaglia di civiltà e tutte le forze politiche debbono impegnarsi in questo senso ».





ASSOCIAZIONE PROMETEO Onlus
"Lotta alla pedofilia"
Via T. Tasso - 8 Gorle (Bg).
Sito: www.associazioneprometeo.org
Blog: www.massimilianofrassi.splinder.com
DALLA PARTE DEI BAMBINI. SEMPRE!

Mauro Ortelli ha detto...

Cara Daniela, hai spero seguito la puntata di Otto e Mezzo (La7) di ieri.
Io sarei stato favorevole al manifesto di propaganda di Telefono Donna, però alla trasmissione tutte le tre donne ospitate si sono dette contrarie ed hanno argomentato.
Argomentazioni che sarebbe il caso di raccogliere, sviluppare, rendere efficaci. Forse questo manifesto efficace non sarebbe stato... Boh!

Cerva ha detto...

Alcune critiche all'immagine che non hanno motivazioni (o pretesti) religiosi nei primi 5 minuti di

http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=ottoemezzo&video=19784

Sono concentrate su ciò che manca (sofferenza, sporcizia, ribellione) piuttosto che su ciò che è presente (sensualità, abbandono).

Sono annotazioni che riguardano strettamente l'efficacia comunicativa dell'immagine, un pò a margine del tema che forse a te sta a cuore ma probabilmente non fuori luogo.

Aggiungo una cosa: che una componente di sensualità sia presente nell'immagine può non essere, di per sé, un problema in quanto non è un elemento estraneao al fenomeno che si voleva rappresentare. Nè è strano o patologico che qualcuno ne sia colpito: che altro ci starebbe a fare, altrimenti?

"L'uomo è debole, inferiore e meno intelligente della donna."
No comment.

Invece: che c'è di strano se una persona con poca esperienza prova maggior interesse per le cose che conosce di più e ridimensiona (a volte fino a ridicolizzarle) quelle che le appartengono di meno? Mi sembra che accada così a tutti, senza distinzione di sesso e, in larga misura, di grado di educazione.
Credo che avresti potuto fare i complimenti al tuo studente se fosse avvenuto il contrario e se il fatto non fosse stato riducibile semplicemente all'effetto di una qualche momentanea focalizzazione mass-mediatica per scopi commerciali o politici.

Anonimo ha detto...

Cara Daniela,
ti scrivo qui, perché le e-mail che ti mando mi tornano indietro.

Grazie ancora una volta per aver messo la mia testimonianza sul tuo blog.

A proposito del tuo studente. Personalmente, non mi è piaciuto "Il cacciatore di aquiloni", proprio a livello letterario (credo siamo solo in due persone al mondo a pensarla così...), per cui non ho letto "Mille splendidi soli". Però "Il cacciatore di aquiloni" mi ha dato un paio di spunti di riflessione.

Intanto, mi sono molto arrabbiata alla fine del libro, quando il protagonista, guardando la moglie con il bimbo, pensa "Sarebbe stata un'ottima madre se il suo ventre non l'avesse tradita". Come sarebbe a dire??? Dalle visite mediche risulta che entrambi sono sani. Perché lui attribuisce la mancanza di gravidanze al ventre di lei anziché al proprio sperma??? Ha cercato di fare il femminista per tutto il libro, ma qui cade miseramente.

Poi, mi hanno dato da riflettere le DUE esperienze di stupro su maschi: il fratello del protagonista e il ragazzo che il protagonista e il padre incontrano fuggendo dall'Afganistan. Il secondo impazzisce a causa della violenza subita, il primo riprende la sua vita.

Come mai?

Ho pensato ad altri esempi letterari di stupro su maschi: il giovane monaco de "Il nome della rosa", che si suicida; il co-protagonista di "Simon", di Marianne Fredriksson, che della violenza subita porta segni psicologici indelebili, che gli altri rispettano...

Perché invece il giovane hazara riprende la sua vita?

E perché è questo che viene richiesto alle donne stuprate? Riprendere la propria vita, il lavoro, la scuola, la vita familiare e coniugale (anche se è stato il tuo stesso compagno a stuprarti), i doveri da massaia... Addirittura accogliere come un dono la vita che da quello stupro può nascere...

Ho pensato (ma forse è un azzardo) che le donne e il giovane hazara assorbono fin dalla nascita il concetto di essere in qualche modo inferiori, in balia dei più forti, predestinate ad essere vittime e non carnefici. Così, quando la violenza arriva, rientra nello schema mentale in cui sono cresciute e in quello schema viene "metabolizzata".

Invece, per chi non assorbe questa mentalità da vittima, lo stupro, con le sue componenti di umiliazione e sofferenza sia fisica che psicologica, è qualcosa di troppo duro da affrontare (forse, solo in questo contesto mentale viene visto in tutta la sua crudezza).

E, pazzesco!, chi non era nato per essere vittima ha il diritto di impazzire, suicidarsi, portare segni indelebili che vengono rispettati.

Mentre chi è nato vittima deve semplicemente andare avanti.

Che ne pensi di queste mie riflessioni? Sono molto azzardate o secondo te hanno qualcosa di fondato?

Ciao,
Sara