mercoledì 31 dicembre 2008

L'ultima dell'anno

Gerusalemme: il Monte degli Ulivi e la Valle di Giòsafat.

Senza il Gruppo Emmanuele non avrei mai visitato la Terra Santa: Israele. Se lo sapesse, papa Benedetto potrebbe accusare un colpo fatale. Lo vedremmo aggirarsi smarrito nei sacri palazzi, con lo sguardo sbilanciato e roteante di chi avverte sgretolarsi il suo mondo cristallino. Degli omosessuali credenti e, per di più, in pellegrinaggio: il concretarsi, per lui, d'un mondo rovesciato, forse dell'Apocalisse prossima ventura. E la mia presenza al loro fianco: ancor più inspiegabile! Ma lo lascerei volentieri ai suoi impolverati fantasmi di eugenica spirituale. Gesù era il rifiutato e tra i suoi avi contava prostitute, trafficoni, in altre parole tipi sghembi. Il mito della "purezza" non è cristiano nella sua origine. Ma l'angolo di Dio è anche l'angolo più pagano.

Presso il Muro della Spianata del Tempio, conosciuto come Muro del Pianto.


Assieme ai miei amici ho ripercorso, durante i mesi estivi, le tappe del cammino terreno di Cristo. I pellegrini sono rispettati dai tempi delle Crociate, ma in ogni sasso intriso, Hanif Kureishi avrebbe scritto "sodomizzato" dalla religione, traspira non l'aura mistica del cielo, ma quella più carnale e smodata d'un doloroso e irrefrenabile odio. Per gli israeliani di religione ebraica, non eravamo che dei goìm: invisibili, eppure controllati - e non amati. I palestinesi, nel calore essudato e placato da inebrianti spremute di melograno, riempivano l'aria immota della loro allegra e vitale comunicativa, partenopei sotto un cielo orientale. Ma le loro abitazioni sono inghiottite in un pietrame aguzzo, senza nessuna speranza, dove l'umanità langue e il suicidio per Dio resta l'unica speranza di sentirsi vivi e non granuli d'anonima rena.

E la strana e ridotta schiera dei cristiani d'Israele, taciti, etiopi, biondi e mori, solitari, dove la sobrietà s'inerpicava nella tristezza dell'impotenza senza fine, come mi confidò Robert, orefice a Betlemme: "Qui si respira una tensione inestinguibile, e noi siamo soli e dimenticati. L'Europa non pensa a noi". Stranieri più di altri, nomadi dello spirito. Tutto come oggi, come allora.


Una miserrima casupola al confine coi Territori occupati: intorno, il nulla.

Il Muro impropriamente detto del Pianto - dove non si piange, si medita, dove dicono che gli uomini cullino la Bibbia come un fantolino e prorompano di lodi improvvise e sovrane; lo dicono, perché io, donna, ero relegata con le mie congeneri in un altro lato, il più angusto e ristretto, e qualcosa forse ci accomunava, reiette come siamo in ogni contrada - il Muro del Pianto (Muro della Spianata del Tempio) mi attirava inesorabilmente, ha spinto le mie mani dentro quelle rughe a forma di fessura, e non ho potuto che ricordare il salmo... che non nomino, perché non devo, non posso, non voglio. Se si tratta d'un dialogo con Dio, dev'essere unico e indivisibile: come durante l'agonia, quando tutto il resto viene cancellato.

"E' un Dio che è morto", del resto: proprio lì, nella sua culla. Vi muore ogni volta che si uccide e si crea una religione, vi muore quando un bisogno umano si sostituisce a lui, e suscita altre vittime. Vi muore in questi giorni, e per quella madre che ha perso sei figlie, e che disperata accusa "Morisse un bimbo israeliano il mondo proverebbe un sussulto di sdegno, ma per noi non accade nulla" nessuna parola potrà mai cancellare la potenza veridica e accusatoria di quelle parole. Non si tratta del bambino di gesso (D. Maria Turoldo) dei nostri statici presepi, decorati con neve di cotone, nemmeno immaginata, se non come impalpabile manna, negli stretti uadi della reale e aspra terra del redentore inosservato. Vi muore attraverso una croce, un cratere di razzi, un filo spinato, accanto agli inestinguibili sensi di colpa degli europei, alle fole sulla democrazia esportabile, ai tatticismi vani e inconsistenti. Vi muore per attestare al mondo che lì, in quel fazzoletto sperduto di polvere, in ogni angolo, è tuttavia presente, ma sta a noi, e solo a noi, farlo risorgere. Perché questo è il compito di Dio, e di qui passa, volente o nolente, la nostra dannata redenzione.







Dopo i bombardamenti a Gaza: immagini che i mezzi di comunicazione non pubblicano.












Per ulteriori informazioni, spesso sottaciute dai media ufficiali, cfr. anche InfoPal - Informazioni Palestina




lunedì 22 dicembre 2008

Un Natale senza retorica

Non capisco cosa stia accadendo al mio computer, in questi giorni. Inesperta d'informatica, trovo varie volte l'accesso vietato a Blogspot, e non posso quindi scriver nulla sul mio blog. Pertanto credo che fra poco mi trasferirò nuovamente su un'altra piattaforma. e avviso i miei "fans" che potrebbe trattarsi del mio ultimo post...

Approfitto allora di questo momento di "tregua" (vado al mare, rientrerò a fine mese e mi concederò un'ultima vacanza fino all'Epifania) per augurare tutti un buon Natale. Ovunque si parla di crisi; una festività "spoglia" forse non aiuta, come auspica il Papa troppo ottimisticamente, a riscoprirne il reale significato, ma almeno può spingere a brevi pause riflessive. Se non altro è caduta qualche maschera, prima fra tutte quella dell'informazione, costretta a riconoscere, dopo un vergognoso stillicidio mediatico durato mesi, che la vera emergenza non erano gli immigrati clandestini, ma la mancanza di lavoro.

Ciò nondimeno, pace, forza e allegria! Adesso vorrebbero imporci lo scoramento e la rassegnazione. Resistiamo! La crisi si vince se si sa alzare lo sguardo a dispetto di tutto e di tutti. In tal senso, il "messaggio" natalizio è fortemente evocativo.

Spero anche che il consesso internazionale si stringa attorno al premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. La polizia iraniana ha assaltato e in seguito sprangato i suoi uffici, con l'assurda accusa di cospirare in imprecisate "attività illegali". Sappiamo bene cosa significhi, nelle dittature, questo linguaggio untuoso ed evasivo. E non per nulla ciò è avvenuto poco prima della manifestazione in ricordo della Giornata mondiale per i diritti umani, e subito dopo le pacifiche dimostrazioni di piazza degli studenti iraniani, che chiedevano democrazia e libertà.

L'Occidente autoproclamatosi (arbitrariamente, sia pure) custode di tali valori, a partire dai suoi giovani giustamente impegnati a difendere l'istruzione pubblica, dovrebbe ora pronunciare una ferma condanna di violenze e soprusi da parte di regimi tirannici e teocratici, dando voce e ascolto ai tanti appelli d'una cultura e d'un Islam diversi, vitali e proiettati nel futuro (in Iran, l'età media si aggira intorno ai 25 anni). Finora non è accaduto, e gli abbaianti teocon che tanto si fregiano di saper dialogare con tutti hanno preferito non muovere un dito, continuando tuttavia a stringere affari con quegli "Stati canaglia" condannati a parole. Ma da costoro non può giungere nulla di diverso. Ci auguriamo, davvero, che il Bambino scenda una buona volta a "portare la spada", come promise, e come Francesco De Gregori comprese benissimo, in uno capolavoro che qui vi ripropongo.

Auguri di cuore!








martedì 16 dicembre 2008

Regalo di Natale

"Questo è il tuo bacio d'addio, cane". La frase e il video che immortala l'evento (il giovane giornalista iracheno Muntazer az-Zaidy in atto di lanciare il suo rispettabile 44 di piede addosso al "liberatore" Bush, peraltro abile a schivarlo) appartengono ormai già alla storia della comunicazione (e alla Storia in generale). E persino Fox News, la principale sostenitrice dell'intervento armato in Medio Oriente e, in genere, della politica del presidente repubblicano, ha dovuto prenderne atto.



Termina in modo "fumettistico", alla Walt Disney, così come era iniziata "alla Tex Willer" lo sfacelo iracheno, che qualcuno ancora si ostina a definire "missione civilizzatrice". Termina come merita di terminare la paccottiglia neo-teo-con dei cristianisti che hanno l'hanno massicciamente propagandata. Ma dietro i gesti da strip comedy (immaginiamo pure uno "zow" e un "crash" dopo quel lancio), dietro l'enfatico - e totalmente arabo - saluto del focoso reporter, resta una tragedia e una sequela di madornali errori che Barack Obama sarà costretto a risolvere. Insomma: a lui le scarpe, all'altro i guai. Un ennesimo regalo di Natale al suo successore, da parte del pio W. Nella speranza che sia l'ultimo.

mercoledì 10 dicembre 2008

Diritti & Rovesci

La prova dell'imbarbarimento dei costumi e dell'abbrutimento delle coscienze si trova negli occhi spenti e lucidi di Laura De Masi, sorella di Giuseppe, uno dei sette operai arsi vivi nel rogo della Thyssen-Krupp. La madre dice di lei che si è indurita, che non riesce più a trovare un senso alla propria vita. Quelle parole - "Voglio vedere gli assassini [ed è la prima volta che degli industriali sono stati condannati per omicidio volontario, n.d.A.] almeno all'ergastolo, senza sconto di pena, senza arresti domiciliari". Almeno. Perché lo scorso anno era stata ancor più lapidaria: "Gli auguro la stessa fine di mio fratello".

Imbarbarimento, perché è una ragazza inerme che sta ricomponendo, con immane fatica, i cocci della sua esistenza. Nessuno l'ha aiutata, nessuna coscienza civile, nessuna etica pubblica le è stata di conforto e d'insegnamento. Forti e spavaldi nel loro esser tornati padroni, i dirigenti della Thyssen erano scandalosamente assenti alle commemorazioni del 7 dicembre. Scontata anche l'assenza del governo e di Confindustria, fedele alleata del primo.

Intanto le morti (impropriamente) dette "bianche" si susseguono senza sosta: secondo il Censis l'Italia detiene il triste primato in questo campo (2,6 lavoratori su 100 vittime d'"infortuni").

Anche contro queste palesi (sfacciate) violazioni dei più elementari diritti umani si prepara lo sciopero del 12 dicembre. Si fermerà anche la scuola. Pubblica, ovviamente: quella privata non ne ha alcun bisogno, dato che è stato sufficiente un rimbrotto del Vaticano contro i tagli ai suoi istituti che il governo si è ossequiosamente inchinato. Stiano tranquilli, Papa e vescovi: le loro scuole saranno graziate. A pagare sarà l'istruzione pubblica, in mano ai soliti maledetti laicisti, relativisti, atei. Così sia.

Il 12 dicembre è anche il 39° anniversario della strage di piazza Fontana [le celebrazioni inizieranno alle ore 16.37 nella piazza stessa, n.d.A.]. E giustizia non è stata fatta, nonostante il riconoscimento, da parte dei giudici, delle responsabilità delle organizzazioni della destra eversiva nel massacro. In compenso è tornato in auge Licio Gelli, devotamente intervistato da Klaus Davi con una compunta Alba Parietti nel ruolo di fine dicitrice. Delle venerabili poesie.
E anche per gridare "BASTA" a questi scempi, sempre il 12, è indetta una giornata di sciopero televisivo. Gli organizzatori intendono opporsi alla qualità anticulturale e antisociale delle scelte messe in atto dal governo e manifestare il loro (nostro) disgusto per il populismo, la sciatteria e la violenza dilaganti.
Stasera (ore 18) in piazza Duomo, a Milano, sit-in contro l'opposizione d'Oltretevere alla depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo. Apprendiamo con piacere che anche alcuni prelati si sono dissociati dalla posizione della gerarchia ecclesiastica (e segnaliamo con altrettanto piacere la dichiarazione comprensiva e umana della chiesa vetero-cattolica dell’Unione di Utrecht). Restano il dolore, lo sgomento, il senso d'abbandono e di solitudine provato da molti gay soprattutto credenti, che eroicamente però non lasceranno una Chiesa disperatamente - e vanamente - amata [subissato di critiche, isolato da tutti gli Stati dell'UE e da ampie parti della società civile, cattolici compresi, il Vaticano si è poi visto costretto a precisare le sue posizioni, n.d.A.].

Di nuovo, Vaticano e dintorni. Proprio oggi c'informano che la Cei chiude la fondazione "Giustizia e Solidarietà", nata per sostenere la campagna giubilare per la riduzione del debito dei Paesi poveri. Non si poteva scegliere giorno migliore, per questa decisione, proprio mentre la Fao annuncia che nel prossimo futuro un miliardo di persone moriranno di fame. Bel colpo!

In Grecia sta accadendo il finimondo. I giornali riportano praticamente un'unica notizia: la polizia ha ucciso a sangue freddo un ragazzino, Alexandros Grigoropoulos, e gli studenti, furibondi, stanno mettendo a ferro e fuoco il Paese. Ma se si cerca in fondo agli articoli si trova anche altro...

E finalmente, il 14 c.m. al Barrio's (MM Famagosta, ore 21.00), si festeggia il "battesimo" milanese della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza [qui sotto il video esplicativo, n.d.A.]. Non ne parla nessuno, certo. Ma il rovescio dei diritti non trionferà. Malgrado tutto.





"Prima ti ignorano. Poi ti deridono. Poi ti combattono. Poi tu vinci" (Gandhi)

sabato 6 dicembre 2008

La solita storia

E' l'una circa del 6 dicembre 2007. La linea 5 dell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino prende fuoco. In pochi istanti si scatena l'inferno. Muoiono sette operai: il primo sul colpo, l'ultimo dopo ventiquattro giorni di agonia. È una tragedia che risveglia d'improvviso la città e che tocca nel profondo l'Italia intera, in cui le "morti bianche" hanno smesso da tempo di fare notizia.

Potrebbe venire la tentazione di raccontare l'incidente come il complotto di un fato cinico, ma non è così: quella tragedia non è stata una disgrazia. È figlia della ricerca del profitto a ogni costo, di una burocrazia ottusa e inutile, di leggi sulla sicurezza tanto buone sulla carta quanto ignorate nella quotidianità.


NOI NON DIMENTICHIAMO.
NOI NON PERDONIAMO.
UN MINUTO DI SILENZIO PER LE VITTIME DEL ROGO DELLA THYSSENKRUPP E PER TUTTI I MORTI SUL LAVORO!


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Il 6 dicembre 1989 il 25enne Marc Lépin uccise 14 donne all'École Polytechnique di Montreal (Canada).Cominciò entrando in un'aula, dove urlò alle donne presenti: "Siete un branco di femministe! Io odio le femministe!".

Separò le 10 studentesse presenti dagli uomini, fece uscire gli uomini, quindi sparò sulle donne, uccidendone sei.

Poi uscì dall'aula, senza che nessuno osasse fermarlo, e proseguì, sparando e ferendo alcuni studenti e alcune studentesse. Poi entrò nella mensa e sparò ad alcune donne presenti, uccidendone tre. Salì al piano superiore e sparò ad un'altra donna e a due uomini.

Entrò in un'altra aula e sparò due caricatori sulle studentesse presenti.

Studenti e studentesse cercarono riparo sotto i banchi: lui perlustrò l'aula sparando alle donne rannicchiate, uccidendone quattro.

La prima studentessa a cui aveva sparato agonizzava sul pavimento: lui la uccise con un coltello.

Poi si sedette e si suicidò.

In totale aveva ucciso 14 donne e aveva ferito 13 studenti di entrambi i sessi.

Le donne uccise erano:

Geneviève Bergeron, 21 anni;

Hélène Colgan, 23 anni;
Nathalie Croteau, 23 anni;
Barbara Daigneault, 22 anni;
Anne-Marie Edward, 21 anni;
Maud Haviernick, 29 anni;
Barbara Maria Klucznik, 31 anni;
Maryse Laganière, 25 anni;
Maryse Leclair, 23 anni;
Anne-Marie Lemay, 22 anni;
Sonia Pelletier, 28 anni;
Michèle Richard, 21 anni;
Annie St-Arneault, 23 anni;
Annie Turcotte, 21 anni.

Nella tasca di Marc Lépin venne trovata una lettera in cui spiegava i motivi "politici" del suo gesto.

La lettera riportava anche una lista con 19 nomi di "femministe radicali", che non aveva avuto il tempo di "giustiziare".

Si trattava di donne che lavoravano in ruoli non tradizionali: una donna pompiere, la donna a capo della polizia, donne impegnate in politica...
Dopo questo fatto il governo del Canada ha dichiarato il 6 dicembre Giornata Nazionale del Ricordo e dell'Azione sulla Violenza contro le Donne.

Sono nati anche diversi gruppi di uomini che si sono assunti la responsabilità di fermare la violenza degli uomini sulle donne.

La Campagna del Fiocco Bianco (fiocco che si appuntano gli uomini che dichiarano di assumersi questa responsabilità ) è una delle iniziative nate in seguito a questo episodio.

Nei dieci anni successivi a questo massacro, le studentesse di ingegneria in Canada sono passate passate dal 13 al 19 per cento sul totale degli iscritti.







lunedì 1 dicembre 2008

Giornata della lotta all'Aids 2008

Pare che la "grande paura" sia tramontata, specie tra i giovani. I quali temerebbero più il cancro che l'Aids, considerata una malattia legata a comportamenti individuali o, addirittura, un problema "africano" (quindi, "lontano" da noi).


Nkosi Johnson (1989-2001), testimonial mondiale della lotta contro l'Aids.


Sicuri che i mass-media non c'entrino proprio nulla? Io, no. Ricordo bene che nei decenni precedenti giornali e tv orchestrarono un'autentica campagna impostata sul terrore del morbo (e, soprattutto, sugli "untori"). Ci si sentiva assediati, braccati. Poi, pian piano, il problema è scemato. Grazie a indubbie conquiste mediche, a una maggiore possibilità di sopravvivenza per i sieropositivi, certo (ma, attenzione, solo nei Paesi ricchi); e anche perché le emergenze sono diventate altre. Ma di Aids si continua a morire, il vaccino non è ancora stato trovato, dilaga la disinformazione sessuale, specie tra i giovani, con conseguenze prevedibili.

Questo sito riporta il calendario delle iniziative intraprese a Milano e in tutt'Italia per la giornata odierna. Non dimentichiamo l'Aids; lui, di sicuro, non ha dimenticato noi.

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ULTIM'ORA - 1: Il Vaticano si oppone alla depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo [Il testo della proposta UE e l'analisi del teologo Vito Mancuso]. Le mie (amare) riflessioni su quest'ennesimo, squallido episodio si trovano qui. Non c'è più religione; solo clericalismo. Ahinoi.
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ULTIM'ORA - 2: Don Paolo Farinella versus "PapaPera". Dopo la prefazione di Benedetto XVI all'ultimo libro di Marcello Pera, in cui il Pontefice offre di fatto un autorevole avallo al liberalismo e ai teocon, Paolo Farinella, biblista genovese, invita tutti a firmare un appello per evitare quest'abbraccio mortale coi mercanti nel tempio: http://appelli.arcoiris.tv/risposta_prefazione/ . Ascoltiamolo!