venerdì 26 giugno 2009

La fine

Del videoclip che intendevo proporre posso indicare soltanto il link: l'incorporamento è stato "disattivato su richiesta dell'utente", come avverte la nota che accompagna il filmatino. Ed è un peccato. Il brano (Don't stop 'til get enough), celeberrimo eppure non sempre ricordato tra le pietre miliari di Michael Jackson, risale al 1979. L'artista aveva appena 21 anni, non ci sono particolari coreografie, ma solo la sua presenza dilatata sul palcoscenico, ancora così tipicamente e smaccatamente disco, con un che di pacchianamente artigianale, il bacino che rotea, le movenze sensuali e delicate, quasi una versione ambigua di Charlot.

In tale sede mi restano solo le foto per mostrare soprattutto ai più giovani quanto era bello (e bravo) Michael Jackson. L'ho scelto apposta seminudo, caraibico, seduttivo. Vero.

Michael era un ragazzino di colore dalla vocetta sottile, a tratti anche un po' petulante, eppure irresistibile, maliosa.

Così l'ho scoperto e così voglio ricordarlo.

Del resto, della roboante plastica nullificata e scostante che lo ha incoronato re di un mondo irreale, non mi è mai importato nulla. No, nemmeno del suo disco "più venduto di tutti i tempi". Per me Thriller funzionava solo grazie a tre canzoni, Billie Jean, Beat it e Wanna be starting something. E non credo fosse semplicemente per una questione d'età che ho sempre odiato il passo del moonwalker. A parte che ero una femmina, e me ne sentivo esclusa. Ma perché, in quanto donna, sono inesorabilmente legata alla concretezza, e solo da quella attingo per i miei sogni. Non vivo sulla Luna, io sono la Terra. La natura. E tutto, in Michael, era d'un tratto divenuto contro natura, nel modo più sfacciato, delirante, abnorme e insopportabile. Maledetto? Andiamoci piano. La sua maledizione era ben diversa da quella di un Charlie Parker. Era figlia, e rappresentava, una generazione iperproteica, bulimica, senza storia e soprattutto senza futuro. Erano i divetti in serie alla Macaulay Culkin, i miti frenetici della Pepsi Cola scimmiottati poi in ogni parte del mondo. Tutti disperatamente uguali. Una (involontaria) parodia di Disney priva d'innocenza e di metafora. Era quel che era, cioè niente. Mutante, devastata, come la pelle che cambiava (perché non accettava la sua negritudine? perché soffriva di strane malattie? In fondo non è importante saperlo).

E di questo uomo così talentuoso e sprecato, dei suoi figli bianchi e biondi concepiti chissà come, delle nefandezze di cui venne accusato e poi prosciolto, ma che gli rovinarono la carriera, non voglio aggiungere altro... E sì, per quanto scritto sopra, secondo me era colpevole. E tanto più irremissibilmente essendone egli anche vittima, pure in questo caso involontaria e ignara, e senza scampo al di fuori dei suoi fantasmi. Di questo suo mondo seriale, inventato, ma senza colpi d'ala verso il cielo.

Il murales qui a lato si trova sugli spalti del campetto sportivo della scuola dove insegno. Realizzato da una generazione tradita e derubata ancor prima di vivere, proprio come quella cresciuta da Michael, non stonerebbe, nella sua tragicità lapidaria, come epitaffio e monito sul feretro del povero ex-re del pop, che forse adesso ha davvero trovato la pace. Non nella morte, anch'essa finta, da videoclip, delle camere iperbariche, dove fuggiva ipotetici e illusori malanni, ma in quella reale che ci riconcilia, nostro malgrado, con la terra e la natura. Col ciclo che prosegue, anche senza di noi, ma pregno della nostra irripetibile orma. Quanto dolore, però.
*****
N. B.: Un altro addio. Si è spenta anche, per cancro, Farrah Fawcett, l'indimenticabile Charlie's Angel che aveva coraggiosamente deciso di render nota la sua malattia. Una bellezza veloce e sportiva, mi ricordava mia madre da giovane. Un simbolo di spensieratezza emancipata.









6 commenti:

gg ha detto...

Grazie per il tuo ricordo.
gg

sexandlove ha detto...

mi scuso fin da subito con i fans di Michael Jackson, ma mi colpisce e mi rattrista di più la morte di Farrah Fawcett, chissa se lei e Ryan O'Neal alla fine sono riusciti a sposarsi....
P.

ceglieterrestre ha detto...

Quando muore un angelo, c'è sempre uno che t' aspetta. Chissà se Farrah lo porterà per mano.Mi dispiace per entrambi.

bloggando ha detto...

L'addio a Michael Jackson

[..] Ieri sera è morto un mito, il re del pop, il peter pan della musica. Un personaggio geniale e particolare che negli ultimi anni della sua vita era stato protagonista di vicende controverse e mai chiarite [..]

Giancarlo ha detto...

Ho letto....
I nostri due articoli hanno ovviamente un taglio diverso, dallo storico al lirico....

gman ha detto...

Ciao Jacko

La notizia della morte di Michael Jackson mi ha colpito più profondamente di quanto mi aspettassi.
La morte di qualcuno che conosci ti colpisce sempre anche se Jacko, ultimamente, non attirava le mie simpatie; sarò rigido ma non sopporto chi, avendo a disposizione tutti i mezzi e le opportunità, si autodistrugge inseguendo sogni e chimere. Non lo tollero fra la gente intorno a me, figuriamoci nelle figure “medianiche” che già tollero poco per questa loro caratteristica.

La sua morte non mi ha colpito per la tragica fine di un eterno ragazzo di cinquant’anni che ha avuto una vita difficile (difficile? Mi vengono in mente le baraccopoli di Dakar), sempre proteso a superare il suo stesso successo di per sé insuperabile (essendo cambiati il pubblico e le condizioni generali); mi ha colpito soprattutto quanto Jacko ha influenzato dagli States la mia vita qui in Italia.

La sua improvvisa mancanza mi ha fatto aprire cassetti della memoria ricoperti di polvere, ma comunque ancora lì a formare il mio gusto ed il mio pensiero.
Tanto per precisare il concetto, mi è venuto in mente un particolare di costume: i calzini bianchi. Jacko sdoganò negli anni 80 il calzino corto bianco che è sempre stato, prima e dopo, sintomo di individuo sfigato, facendolo diventare improvvisamente un must.
Ed eccomi là, in jeans, calzino bianco, scarpe da tennis, giacca nera su maglietta bianca che sorrido fiero in una foto dell’epoca; dovevo sentirmi tanto cool, anche se questo termine è entrato in uso successivamente.

Malgrado siano passati più di vent’anni quel ragazzo vestito in maniera oggettivamente improponibile è ancora dentro di me (come anche una marea di calzini bianchi nel mio cassetto della biancheria) e la morte di Jacko l’ha portato alla luce.
Come ha portato alla luce un’interminabile sequenza di brani di sue canzoni dal mio ipod mentale, soprattutto quelle ballate un po’ mielose così adatte a crogiolarsi in una dolce malinconia, anch’esse sicuramente ed intimamente legate agli episodi della mia vita, come una colonna sonora che a volte non hai mai chiesto e che sta sempre lì tuo malgrado.

Mi sono reso conto ancora una volta di più e per esperienza diretta di quanto i media, lo show business, contribuiscano a creare una coscienza comune, anche in me e, ribadisco, mio malgrado.