Non mi dilungo in analisi già ampiamente sviscerate sui quotidiani, in dibattiti televisivi e via discorrendo. In questi giorni, la morte del musicista romeno assume un significato nuovo. Spiega, per certi versi, come sia stato possibile giungere all'attuale ddl sui clandestini. Testimonia quel clima non d'imbarbarimento, ma appunto d'indifferenza - che è molto peggio - nei confronti del "diverso" ormai ritenuto fuori del consesso umano. Allo stesso modo, i nazisti trucidavano bambini innocenti, poiché appartenenti alla "razza nemica": bisognava eliminarli prima che fossero in condizioni di nuocere. Come le zanzare. Un lavoro di routine, Eichmann insegna. E di banalità del male parlava Hannah Arendt.
1997: Berlusconi piange di fronte ai "respingimenti" attuati dall'allora governo Prodi.
In questo cosmo di coscienze attutite, la misura dev'esser sembrata colma persino agli estensori della legge stessa: se è vero che il devoto Giovanardi, accortosi che "il pentirsi di non esser stato consigliere dell'iniquità era cosa troppo iniqua" (A. Manzoni, I Promessi Sposi, cap. I), ne propone una sostanziale correzione, suscitando le ire della Lega. La quale, dal suo punto di vista, è del tutto coerente: e detesta i cavilli dei causidici clericali. Se non altro, a differenza di questi ultimi, non pecca d'ipocrisia.
Il mondo cattolico, o meglio cristiano (Vaticano escluso, quindi) è in agitazione. Da tempo ho smesso d'illudermi nei loro confronti, ma chissà che stavolta si svegli almeno parzialmente dal suo ignavo e complice torpore. D'altronde, il grido di dolore non si può ignorare: non soltanto i soliti Ciotti e Farinella, non soltanto Alex Zanotelli, non soltanto Pax Christi, Noi Siamo Chiesa, la comunità di San Benedetto al Porto, i Comboniani e le miriadi di associazioni che, da sempre, si battono per i diritti dei più deboli, ma anche settori tradizionalmente ligi al Vaticano come l'Azione cattolica e le Acli hanno manifestato il loro dissenso (non un fiato da parte di Comunione e Liberazione e dal popolo del dileguato Family Day, ma era prevedibile). Nemmeno il card. Tettamanzi ha risparmiato dure critiche al governo, al punto che il "ministro" Calderoli, nel consueto frasario da caserma, non ha esitato a definirlo "un rappresentante dell'opposizione".
Qualcosa si è mosso, sicuramente anche Oltretevere. Nel senso che il Vaticano, a parte formali e timidissime obiezioni, subito peraltro "corrette" dall'impareggiabile padre Lombardi, pur continuando a sostenere B. sta cominciando a pensare al futuro. Si sta ripresentando, insomma, una situazione simile a quella degli anni '30, dove il consolidato patto tra il fascismo e la gerarchia ecclesiastica subì lievi scalfitture, soprattutto per la politica aggressiva di Mussolini verso l'Azione cattolica e, più tardi, a causa delle leggi razziali; d'altronde, nemmeno queste ultime spinsero il Vaticano a una rottura col regime. Quel che preme alla gerarchia, oggi come allora, è che l'eventuale passaggio di consegna, se e quando avverrà, venga gestito da forze conservatrici (ed eccoci a Giovanardi); non aspettiamoci dunque nessun "divorzio" da B. fin tanto che costui rimarrà saldo al potere [infatti, come da previsione, la Cei ha apprezzato la "sanatoria" giovanardiana e non casualmente mons. Crociata si è lanciato in una crociata contro non ben precisati - o forse troppo - "libertinaggi gai", nel ben noto linguaggio ambiguo o chiarissimo, soprattutto nella con
danna senz'appello, e rivelatrice, contro "chi invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere". Il premier esulterà per quest'ennesimo aiuto]. Lo scaricheranno solo se diverrà troppo ingombrante (e perdente).Maglietta umanista, 2001.
Noi non siamo il Vaticano, siamo cristiani prima che cattolici, siamo esseri umani prima che cristiani. Rigettiamo le trame aguzze e i meschini gesuitismi. Anzi, per noi meritano il fondo dell'inferno. Anche gli umanisti si ritroveranno pertanto oggi, alle ore 18, di fronte alla prefettura di Milano, per protestare contro una "legge" che non merita altro che la bocciatura.
Molti hanno ricordato che, un tempo, i clandestini eravamo noi. Ma sappiamo che queste rievocazioni, ancorché sacrosante, suscitano quasi fastidio, non tanto perché, come si dice, la storia non insegni nulla, ma perché nessuno ha voglia d'imparare; e i libri, per gli italiani, sono sempre stati oggetti inutili, buoni al massimo per qualche topo di biblioteca. Sarà la loro stessa ignoranza a confonderli ma, nel frattempo, occorre prepararsi, perché la disfatta dei bruti seminerà ovunque panico e distruzione. Intanto inizia la parata del G8 a L'Aquila [preceduto dallo storico accordo Usa-Russia sul nucleare; l'Italia, al contrario, si batte convinta per il massiccio reimpiego dello stesso], e Bertolaso ha assicurato che, in caso di nuove scosse, i "Grandi" non avranno nulla da temere perché è stato allestito un bunker salvavita apposta per loro, pare in oro massiccio come la bara dello sventurato Michael Jackson. E i "piccoli" aquilani? In malora!
"...Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che nel vostro senso io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato e privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri" (don Lorenzo Milani, L'obbedienza non è più una virtù, 1967).
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N. B.: Strage di Viareggio, una medaglia al valor civile per Hamza Ayad. E' quanto propone un nutrito gruppo di cittadini per il giovanissimo italiano di origini marocchine sacrificatosi nella terribile notte toscana per salvare la sorellina Iman, di quattro anni. Il sacrificio si è rivelato purtroppo inutile: Iman è deceduta il giorno dopo per le gravissime ustioni riportate, assieme all'intera famiglia (si è salvata solo la sorella maggiore Ibtzen, di 21 anni). Su Facebook è attivo un gruppo che raccoglie le firme per l'appello al presidente Napolitano. I non iscritti possono rivolgersi a questo link: vincenzo.milazzo2005@libero.it. Martedì i funerali.
5 commenti:
Pensavamo di aver toccato il fondo quando fu approvata la legge Bossi-Fini. Oggi possiamo affermare senza ombra di dubbio che, in termini di discriminazione, quella legge è stata superata dalla nuova legge sulla sicurezza approvata definitivamente dal Senato di questa repubblica.
Una repubblica la cui carta costituzionale è stata calpestata per l’ennesima volta, ferita profondamente nei suoi principi fondamentali.
Non è un caso che coloro che feriscono la Costituzione lo fanno sempre calpestando i diritti dell’essere umano.
Risulta, più evidente che mai, che ormai è in gioco la concezione dell’essere umano. Una concezione su cui tutte le parti, che apparentemente si contrappongono sulla scena politica, non si pronunciano in modo chiaro e sufficiente. Eppure sarebbe necessario farlo, perché la concezione che si ha dell’essere umano è fondamentale per comprendere qual è il significato più profondo che si sta dando al diritto in generale e ai diritti umani in particolare.
Il fatto che oggi, nel ventunesimo secolo, si possa ancora promulgare una legge che attacca in modo così diretto la libertà e i diritti degli esseri umani, dipende da una condizione, non solo italiana, ben precisa: i diritti umani non hanno l’universalità che molti di noi desiderano. Questa mancata universalità dipende, a sua volta, dal fatto che tali diritti non sono ancora nelle mani di un potere universale dell’essere umano, ma nelle mani del potere detenuto solo da una parte dell’insieme.
È ovvio, quindi, che a tutt’oggi non possiamo ancora parlare di diritti, ma di aspirazioni e, se è così, i diritti umani non appartengono al passato, ma al futuro.
Proprio perché fanno parte del futuro, i diritti umani alimentano una lotta che si ravviva ad ogni nuova violazione. Così è stato per i nostri padri e i padri dei nostri padri, così è anche oggi per noi.
Si tratta di riconoscere in noi, oggi, ciò che tante volte è stato riconosciuto nella storia umana e cioè che la lotta a favore diritti umani ha senso perché mette in discussione i poteri attuali, che non sono onnipotenti e non possono controllare il futuro.
Si tratta di non chiudere gli occhi di fronte alla realtà: se oggi in Italia si promulgano leggi discriminatorie e violente non dipende solo dal fatto che abbiamo il peggior governo da quando è stato sconfitto il fascismo, ma soprattutto dal fatto che esistono delle fonti che giustificano l’esistenza di certe leggi, che sono sempre le stesse e sono la morale, il costume, la religione o il consenso sociale del momento. Se oggi in Italia, come anche in altri paesi, si nega il diritto alla vita piena e alla libertà, mettendo al di sopra dell’essere umano altri valori, vuol dire che qualcosa è in divergenza col destino comune, vuol dire che c’è qualcosa nella cultura di questo paese che deve essere chiaramente ripudiato. E purtroppo anche in questo le forze politiche progressiste sono state alquanto deficitarie negli ultimi anni.
A noi la scelta: se continuare a trastullarci nell’inseguire le vicissitudini dei leader del momento, senza che nulla cambi veramente, oppure se accettare che il lottare per la piena affermazione dei diritti umani conduce, necessariamente, alla messa in discussione dei poteri attuali.
Accettare cioè, finalmente, che la lotta a favore dei diritti umani implica che l’azione si orienti verso la sostituzione dei poteri attuali da parte dei poteri di una nuova società umana.
Roma, 3 luglio 2009
Carlo Olivieri
umanista
http://progetto-politico-umanista.blogspot.com/
http://posizioni-umaniste.blogspot.com/
L'associazione Mondo Senza Guerre aderisce e invita a partecipare al Presidio contro l'approvazione del DDL sicurezza che si terra' lunedi' 6 luglio a partire dalle ore 18 davanti alla Prefettura di Milano.
Invitiamo inoltre a dare massima diffusione al testo dell'appello (qui di seguito) comprese tutte le realta' che credete possano essere interessate a partecipare e/o aderire.
Aderisci poi alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza
Giovedì 2 luglio il Governo ha fatto approvare definitivamente il ddl sicurezza ricorrendo al voto di fiducia.
Reato di clandestinità, istituzionalizzazione delle ronde, prolungamento dei tempi di detenzione nei CIE, necessità del permesso di soggiorno per tutti gli atti di stato civile, permesso di soggiorno a punti e registro per i senza fissa dimora sono solo alcuni dei punti diventati legge.
Il Governo sceglie di nuovo la criminalizzazione dei migranti quale facile modalità di “gestione della crisi”. Tale scelta consente di nascondere le vere responsabilità, fornendo nel contempo, a chi vive un peggioramento concreto delle condizioni di vita, un agevole capro espiatorio su cui scaricare la propria frustrazione. Così facendo, si ottiene il duplice obiettivo di aumentare il grado di ricattabilità degli uomini e delle donne migranti presenti in Italia e di spingere i lavoratori (stranieri e italiani) sul terreno fratricida della guerra tra poveri e della competizione al ribasso su salari e diritti.
Tutto ciò in una fase in cui gli episodi di razzismo istituzionale, sia sul piano nazionale che su quello locale, non si contano.
Affinchè tutto questo non passi sotto silenzio invitiamo tutti, donne e uomini, italiani e migranti, ad un primo momento di protesta e di riflessione.
OGGI NEL BEL PAESE. Poliziotti in tenuta anti-sommossa circondano Palazzo Grazioli, harem romano di Berlusconi; si temono azioni degli studenti dell'Onda. I vescovi lamentano il "clima di libertinaggio in cui è caduta l'Italia". Viste le frequentazioni del primo ministro, la LILA, con decisione pragmatica, distribuisce preservativi ai poliziotti in servizio. Specie a quelli che presidiano l'ingresso di servizio.
Il premier cinese Hu Jintao a Roma e non vola una mosca. Non una manifestazione per chiedere il rispetto dei diritti civili dei cinesi, per la libertà del Tibet.
La sinistra ormai si mobilita solo per Noemi Letizia. Noemi, fallo per il popolo tibetano, fatti fotografare con Hu Jintao!!
Ciao
ieri ero a Vicenza. Ho raggiunto il corteo dal davanti, passando prima tra le forze della polizia per poi trovarmi davanti , un altro gruppo di persone non molto diverse, con caschi, viso coperto e scudi .
Vorrei fare alcune considerazioni: se vogliamo davvero fare un salto di qualità, sensibilizzare e coinvolgere un numero crescente di persone (e non solo quelli che sono già attivisti) sulla necessità ed importanza dell’opposizione alla guerra e ad ogni forma di violenza, dobbiamo uscire dall’ambiguità e distanziarci con decisione da forme violente ed escludenti.
Potenzialmente c’è moltissima gente contraria alla guerra, alle basi militari ecc. ed interessata ad un messaggio nonviolento, ma se l’immagine delle proteste continuerà ad essere quella di un manipolo di simil-soldati vestiti di nero, con caschi e fumogeni, che non vede l’ora di scontrarsi con la polizia, non riusciremo mai a coinvolgerla. Per non parlare dell’immagine negativa che i mass-media danno con prontezza, mettendo in prima pagina o nell’apertura dei telegiornali gli scontri e ignorando le migliaia di persone pacifiche del resto del corteo.
Si dirà che non siamo poliziotti e che ognuno è libero di manifestare come vuole. Verissimo, ma non tenendo in ostaggio tutti gli altri ed imponendo i propri metodi anche a chi non è d’accordo. L’ho visto già succedere troppe volte e credo sia venuto il momento di dedicare tempo, impegno e creatività alla ricerca di forme diverse, nonviolente e coinvolgenti di manifestare il No alla guerra e alla violenza. Non partiamo da zero: esempi di efficaci lotte nonviolente ce ne sono già tanti e vale la pena di indirizzare le nostre energie in questa direzione.
Emanuela Fumagalli
Presidente di Mondo Senza Guerre Italia e portavoce della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza
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