Intesa come Federica (Pellegrini), non Emilio, che lasciamo volentieri ad altri - e alle veline. Di lei mi ero già occupata lo scorso anno e ieri, ai Mondiali di nuoto in corso a Roma, ha infranto la barriera dei 4 minuti nei 400 s/l, col tempo record di 3'59''15. E ha già annunciato che se ne partirà per una meritata e goduriosa vacanza. Ci piace perché sa soffrire, perché ammette di essere debole, perché recalcitra e sfreccia, perché sexy e romantica, perché dura come l'acciaio e trepidante come una bimba. Nel tempo, cioè, troppo breve, in cui si assapora la libertà totale. Poi qualcuno ci ricorda che siamo soprattutto femmine. E ci fa tornare all'asciutto. Tu, invece, almeno simbolicamente, continua a sfuggirgli e torna nel tuo/nostro elemento naturale. Buone vacanze a tutt*, specialmente ai cuori viaggianti.
...anche nella riposante passeggiata sul lungomare, imprigionata da un fresco sole, nel beatificante tedio che vorremmo non terminasse mai.
Anche lì, sorge libera e ventosa come un immenso abbraccio. Ci dà speranza.
N. B.: Alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza hanno dato la loro adesione Niccolò Fabi ed Eva Kant. Sì, proprio lei, la compagna dell'imprendibile, il capriccio delle sorelle Giussani. A chi poi volesse ritemprarsi un po' consiglio il libretto Cos'è la nonviolenza attiva?, di cui menzioniamo i seguenti estratti:
Chi cerca trova: e noi, la natura, la sappiamo trovare, anche ai bordi di Milano. Si tratti della vezzosa villetta di Marie Teresa, in quel di Redecesio, o del Bosco in Città dove abbiamo presentato la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza e organizzato una sontuosa grigliata (complimenti ai nostri chef Alberto e Silvia), riusciamo ovunque a ritagliare spicchi di colore. Il merito? Dell'amicizia e dell'entusiasmo che ci unisce. Ricette utili in ogni stagione. Nel frattempo, vi saluto per un po' di mare...
Sopra: Marie Teresa, io, Roberto, Alberto, Michele, Silvia ed Elena a Redecesio.
A fianco: sempre noi, in ordine sparso.
Da notare la mia capigliatura alla Michael Jackson quando si esibiva coi Jackson 5...
Bosco in Città: un insolito (e alquanto insicuro) mezzo di locomozione per Silvia...
Roberto si protegge dal fumo della carbonella con improbabili occhiali da sole stile-Patty Pravo.
Non è la fucina di Vulcano, ma Alberto... alle prese con lo spiedo.
Il frutto della sua fatica...
...è ampiamente ripagato dall'apprezzamento degli ospiti!
Cristina: urp!...
Clelio in una moderna versione del Déjeuner sur l'herbe, ribattezzato per l'occasione Après le repas.
L'assassinio di Petru, consumato il 16 maggio scorso a Napoli nell'indifferenza generale, è testimoniato qui. Perché non l'ho menzionato prima? Perché sapevo che saremmo presto tornati sul tema.
Non mi dilungo in analisi già ampiamente sviscerate sui quotidiani, in dibattiti televisivi e via discorrendo. In questi giorni, la morte del musicista romeno assume un significato nuovo. Spiega, per certi versi, come sia stato possibile giungere all'attuale ddl sui clandestini. Testimonia quel clima non d'imbarbarimento, ma appunto d'indifferenza - che è molto peggio - nei confronti del "diverso" ormai ritenuto fuori del consesso umano. Allo stesso modo, i nazisti trucidavano bambini innocenti, poiché appartenenti alla "razza nemica": bisognava eliminarli prima che fossero in condizioni di nuocere. Come le zanzare. Un lavoro di routine, Eichmann insegna. E di banalità del male parlava Hannah Arendt.
1997: Berlusconi piange di fronte ai "respingimenti" attuati dall'allora governo Prodi.
In questo cosmo di coscienze attutite, la misura dev'esser sembrata colma persino agli estensori della legge stessa: se è vero che il devoto Giovanardi, accortosi che "il pentirsi di non esser stato consigliere dell'iniquità era cosa troppo iniqua" (A. Manzoni, I Promessi Sposi, cap. I), ne propone unasostanziale correzione, suscitando le ire della Lega. La quale, dal suo punto di vista, è del tutto coerente: e detesta i cavilli dei causidici clericali. Se non altro, a differenza di questi ultimi, non pecca d'ipocrisia.
Il mondo cattolico, o meglio cristiano (Vaticano escluso, quindi) è in agitazione. Da tempo ho smesso d'illudermi nei loro confronti, ma chissà che stavolta si svegli almeno parzialmente dal suo ignavo e complice torpore. D'altronde, il grido di dolore non si può ignorare: non soltanto i soliti Ciotti e Farinella, non soltanto Alex Zanotelli, non soltanto Pax Christi, Noi Siamo Chiesa, la comunità di San Benedetto al Porto, i Comboniani e le miriadi di associazioni che, da sempre, si battono per i diritti dei più deboli, ma anche settori tradizionalmente ligi al Vaticano come l'Azione cattolica e le Acli hanno manifestato il loro dissenso (non un fiato da parte di Comunione e Liberazione e dal popolo del dileguato Family Day, ma era prevedibile). Nemmeno il card. Tettamanzi ha risparmiato dure critiche al governo, al punto che il "ministro" Calderoli, nel consueto frasario da caserma, non ha esitato a definirlo "un rappresentante dell'opposizione".
Qualcosa si è mosso, sicuramente anche Oltretevere. Nel senso che il Vaticano, a parte formali e timidissime obiezioni, subito peraltro "corrette" dall'impareggiabile padre Lombardi, pur continuando a sostenere B. sta cominciando a pensare al futuro. Si sta ripresentando, insomma, una situazione simile a quella degli anni '30, dove il consolidato patto tra il fascismo e la gerarchia ecclesiastica subì lievi scalfitture, soprattutto per la politica aggressiva di Mussolini verso l'Azione cattolica e, più tardi, a causa delle leggi razziali; d'altronde, nemmeno queste ultime spinsero il Vaticano a una rottura col regime. Quel che preme alla gerarchia, oggi come allora, è che l'eventuale passaggio di consegna, se e quando avverrà, venga gestito da forze conservatrici (ed eccoci a Giovanardi); non aspettiamoci dunque nessun "divorzio" da B. fin tanto che costui rimarrà saldo al potere [infatti, come da previsione, la Cei ha apprezzato la "sanatoria" giovanardiana e non casualmente mons. Crociata si è lanciato in una crociata contro non ben precisati - o forse troppo - "libertinaggi gai", nel ben noto linguaggio ambiguo o chiarissimo, soprattutto nella condanna senz'appello, e rivelatrice, contro "chi invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere". Il premier esulterà per quest'ennesimo aiuto]. Lo scaricheranno solo se diverrà troppo ingombrante (e perdente).
Maglietta umanista, 2001.
Noi non siamo il Vaticano, siamo cristiani prima che cattolici, siamo esseri umani prima che cristiani. Rigettiamo le trame aguzze e i meschini gesuitismi. Anzi, per noi meritano il fondo dell'inferno. Anche gli umanisti si ritroveranno pertanto oggi, alle ore 18, di fronte alla prefettura di Milano, per protestare contro una "legge" che non merita altro che la bocciatura.
Molti hanno ricordato che, un tempo, i clandestini eravamo noi. Ma sappiamo che queste rievocazioni, ancorché sacrosante, suscitano quasi fastidio, non tanto perché, come si dice, la storia non insegni nulla, ma perché nessuno ha voglia d'imparare; e i libri, per gli italiani, sono sempre stati oggetti inutili, buoni al massimo per qualche topo di biblioteca. Sarà la loro stessa ignoranza a confonderli ma, nel frattempo, occorre prepararsi, perché la disfatta dei bruti seminerà ovunque panico e distruzione. Intanto inizia la parata del G8 a L'Aquila[preceduto dallo storico accordo Usa-Russia sul nucleare; l'Italia, al contrario, si batte convinta per il massiccio reimpiego dello stesso], e Bertolaso ha assicurato che, in caso di nuove scosse, i "Grandi" non avranno nulla da temere perché è stato allestito un bunker salvavita apposta per loro, pare in oro massiccio come la bara dello sventurato Michael Jackson. E i "piccoli" aquilani? In malora!
"...Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che nel vostro senso io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato e privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri" (donLorenzo Milani, L'obbedienza non è più una virtù, 1967).
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N. B.: Strage di Viareggio, una medaglia al valor civile per Hamza Ayad. E' quanto propone un nutrito gruppo di cittadini per il giovanissimo italiano di origini marocchine sacrificatosi nella terribile notte toscana per salvare la sorellina Iman, di quattro anni. Il sacrificio si è rivelato purtroppo inutile: Iman è deceduta il giorno dopo per le gravissime ustioni riportate, assieme all'intera famiglia (si è salvata solo la sorella maggiore Ibtzen, di 21 anni). Su Facebook è attivo un gruppo che raccoglie le firme per l'appello al presidente Napolitano. I non iscritti possono rivolgersi a questo link: vincenzo.milazzo2005@libero.it. Martedì i funerali.
...ma a me Livio Beshir gusta assai. Mica una novità, è il mio tipo fisico, mediterraneo, di quella disinvoltura indolente e seduttiva che mescola virilità e dolcezza. Ha debuttato oggi come annunciatore e già i giornali lo hanno ribattezzato "Signorino Buonasera". Alla domanda se lui, 32enne attore, giornalista, modello, laureato con 110 e lode ecc. ecc. ne fosse infastidito ha spiritosamente replicato: "No, perché i tempi cambiano, e del resto mi vedrete più o meno sempre. Quindi mi va bene anche Signorino Buongiorno, Buon pomeriggio...".
Ora: il mio giudizio è puramente estetico. La sua scheda lo presenta nato ad Anagni, da padre egiziano e madre italiana. Sbagliando, i media lo definiscono "di colore" - come se l'etnia cosiddetta "bianca" comprendesse solo il tipo caucasico, dal che pure la maggioranza degli italiani sarebbe tagliata fuori... -. Poi non so come la pensi, magari è un vanitosaccio, uno stronzo solenne o un razzista (spero proprio di no). Debutta su Raidue, la rete della Lega, proprio all'indomani del famigerato decreto "sicurezza". Spero non si faccia usare come specchietto per le allodole. Ma, per ora, non voglio pensarci. Mi basta, come si dice, lustrarmi gli occhi. D'altro canto, per i nostalgici della purezza etnica Retequattro ha allestito una diretta ad hoc, stasera alle 23.00, con Miss Padania. Baci multicolor.
Apro, anzi introduco questo nuovo post con profonda angoscia. Ne andasse bene una, verrebbe da dire. Purtroppo. Ognuno ormai conosce la tragedia di Viareggio; e la rabbia, oltre al dolore, è delle solite, sventurate Cassandre che avevano invano avvertito dei pericoli. Ma tutto arriva sempre "dopo". Per una come me, poi, che sui treni si sposta regolarmente e che ad essi è affezionata per quel loro caracollare umile e "povero" nei solchi d'Italia, nella sue campagne e sui suoi mari, tutto risuona ancor più desolante e inumano. Come la vicenda di Hamza, il 17enne d'origine marocchina travolto dal rogo nella sua casa e morto per salvare la sorellina [a sua volta perita nella notte tra il 1° e il 2 luglio, n.d.A.], che di anni ne aveva solo due. E, come di consueto, non posso che indicare il conto corrente attivato per l'emergenza, da intestare a MISERICORDIA PRO-DISASTRO VIAREGGIO C/O VENERAB. MISERICORDIA VIAREGGIO, Via Cavallotti, Viareggio (IBAN: IT65Y0872624800000000104781). Sono attivi anche due numeri verdi per le informazioni: 800.570.530 (numero verde regionale per informazioni sui ritardi e sui blocchi del traffico ferroviario); 800.892.021 (numero verde delle Ferrovie dello Stato per informazioni sul servizio dei bus sostitutivi). Una tragedia "povera". Ma altrettanto "povera", pur se su un mezzo all'apparenza ultramoderno - in realtà, vecchio di 19 anni - è quella consumatasi presso l'arcipelago delle Comore, dove un airbus yemenita si è schiantato, provocando la morte di 153 passeggeri. Tutti. Tranne lei, una ragazzina di 14 anni. Unica testimone di una disgrazia inenarrabile. Una giovane donna. Che attraversa, muta e inerme, la tempesta crudele.
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"Il caso è chiuso". Quasi fosse la scena finale di un giallo, dove il colpevole è stato finalmente smascherato. Il caso è chiuso, quindi non se ne parli più. Dopo il parziale riconteggio (non si sa quanto attendibile) delle schede, l'Iran del potere ha deciso: ha vinto Ahmadinejad, non ci sono stati brogli, tornatevene a casa zitti e buoni, o guai a voi. La fotografia qui sotto è diventata popolare almeno come quella di Neda Agha Soltan: e il raffronto con Tienanmen, pure. Nemmeno io vi ho resistito. Vent'anni fa un ragazzo, oggi una donna. Tante donne: persino il regime le teme, addirittura più le morte che le vive. Quel regime sta infatti cercando di convincere la popolazione che i responsabili della fine di Neda sono stati cecchini al soldo della Cia. Un goffo e inutile modo di negare l'innegabile, di mascherare il tradimento. Tante donne, e una sola: non cambia nulla. Anch'esse come un unico corpo attraversano la tempesta, senz'altra risorsa che sé stesse, la loro sommessa determinazione. Verso una mèta ostinata e contraria. E' una lotta epocale, ed esse la percorrono tutta, in carovane di secoli, smembrate, divelte dalla furia d'un mondo patriarcale cadente e disperato. Vent'anni fa mons. Luigi Bettazzi, arcivescovo emerito di Ivrea, titolava un suo libro Farsi uomo. Trascorso un lustro ne pubblicò un secondo, che stavolta battezzò Farsi donna, farsi giovane, per la pace. Egli aveva compreso che la nuova speranza poteva passare soltanto grazie al cammino di quei corpi sommessi e giovani. I più dilaniati dalla furia del vecchio che non vuol mollare la presa. Ma che, alla fine, soccomberà.
Donna e pace, due vocaboli femminili. La Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza è approdata anche in Iran e nei Paesi arabi. Si stanno infatti organizzando reti ed eventi in Medio Oriente, Afghanistan, Iraq, Palestina compresi, con l'appoggio di un importante network televisivo arabo. Anche "speranza" è parola femminile...
...e la Marcia è approdata anche al Pride genovese di sabato scorso. La nostra Roberta Ravani ha "raccontato" la manifestazione con bellissime immagini; e con la presenza sua e di moltissime persone che hanno approfittato della ricorrenza per lanciare, ancora una volta, un messaggio di ampi orizzonti, di rispetto e di diritti per tutti. E per esprimere la solidarietà degli umanisti a Maria Luisa, la ragazza napoletana brutalmente malmenata da un gruppo di teste rasate per aver difeso un amico gay [n. b.: ma per la nostra ministressa Carfagna non esiste un'urgenza omofobia in Italia, mentre l'India ha appena approvato la depenalizzazione dell'omosessualità]. Il lucido, privo di odio, e per ciò stesso impietoso resoconto di quella maledetta sera, inchioda ognuno alla propria responsabilità. Ma, soprattutto, testimonia quel rovesciamento di valori da qui più volte denunciato e che assurge ora nella sua più allarmante e sciagurata nudità. Maria Luisa ha compiuto un atto del tutto normale: aiutare una persona nel momento del bisogno. In quel momento non era né uomo né donna, era un essere umano, rotondo, completo, straripante, e quindi pericoloso per chi è abituato a considerare solo gli stereotipi. Maria Luisa avrebbe potuto chiamarsi Alberto, senza dubbio; ma di fatto era Maria Luisa, un'altra donna nella tempesta dell'odio inveterato, fattosi ordine e purezza razziale. Ora hanno proposto per lei una medaglia al valor civile (cfr. l'appello alpresidente Napolitano).
La terza donna nella tempesta è Pina Bausch. Nessuno mi crederà, ma giorni fa avevo proprio pensato di pubblicare un suo video. Questa Carla Fracci espressionista non era così popolare da noi. Era pugnace come un uomo, d'una serietà da scienziato. Strana creatura d'una Weimar rediviva. Pina Bausch ci ha lasciati ieri. Addio, nordica sciantosa.
Perché "di me l'altra metà"? Preferisco lasciare un po' di mistero. Certo scrivere è la mia metà migliore, ma anche la mia anima più profonda. L'altra metà, anche perché la prima si trova poco lontano, più precisamente in questa sezione . E' un discorso che continua, con voi e con chiunque intenda confrontarsi su vari temi in libertà, rispetto, curiosità intellettuale ed empatia.