giovedì 31 dicembre 2009

A domani

Se ne va, e lo salutiamo senza rimpianti. Se ne va, come noi ce ne andiamo, ed è nella natura delle cose. Se ne va, perché siamo proiettati nel futuro, senza dimenticare il passato. Senza, quindi, dimenticare lui, lo sciagurato 2009, ma pronti a vivere e a reclamare quella vita che ci spetta, breve o lunga che sia, le misere o grandi soddisfazioni, le povere gioie. Anche, solo, un lacerto di tranquillità.

Se giungerà. Se non giungerà, fin che si potrà, aspetteremo l'anno imminente come l'uomo nuovo. E da lì, bene o male, vorremo ripartire. Per questo la (stupenda) canzone che accompagna il video sottostante resta attuale: si compie una nascita, e la nascita è sempre una speranza. E ogni uomo, afferma Vito Mancuso, è definito dall'oggetto del suo sperare.

Buon 2010!

lunedì 28 dicembre 2009

La strage degli innocenti

Iran, uccisi quindici oppositori del regime, ammette la tv di Stato. Tra le vittime, il nipote del leader dell'opposizione Moussavi.

ULTIM'ORA. Il premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi ha denunciato l'arresto della sorella, professoressa di medicina, da parte dell'intelligence iraniana. "Non ne comprendo i motivi", ha dichiarato. E' logico: non potendo prendersela direttamente con lei, il potere si vendica sui suoi familiari. Tipico metodo mafioso. (29 dicembre 2009)

Qui sotto: un'interpretazione "laica" della protesta.

venerdì 25 dicembre 2009

Già e non ancora

Ho scattato queste foto lo scorso anno, durante il pellegrinaggio in Israele. Gli affreschi si trovano nella basilica ortodossa della Dormizione della Vergine, e sono ricche non tanto d'arte quanto di suggestione. Anzi è la semplicità dei loro colori, elementari e quasi infantili, ad affascinare. la spiritualità ortodossa, del resto, è essenzialmente contemplativa, anche laddove raggiunge le punte più alte della creatività (con le icone). E' modesta, antistorica o, forse, atemporale: mira al cuore, ed è silenzio. Un silenzio pregno, notturno e insieme aurorale, un già e un non ancora. Così, gli anziani pastori sono colpiti e con l'aria d'un infante che balbetta al primo chiarore. E' una resurrezione anche questa, nascosta e incurante, senza gloria né trionfi, immensa solo per il loro piccolo e celato spirito. Tuttavia il dipinto che mi è più caro è proprio quello della Natività: nel suo eccesso d'azzurro, esso sorge in una cappella laterale, alle spalle d'una piccola croce in bronzo dorato. Il sacerdote che preparava noi bambini alla prima comunione c'invitava a osservare bene i presepi allestiti nelle chiese perché mostravano, tutti, un particolare comune. In verità, sembrava una raccomandazione inutile, perché scovare una determinata statuina, o ammirare il decorato interno d'una casetta, era per noi un autentico piacere: il presepe come la scatola delle meraviglie. Ma non era quello che avrebbe dovuto catturare la nostra attenzione quanto il fatto che sempre, nel paesaggio lontano e mosso di colli e dune, da orizzonte, sulla periferia, s'ergevano tre croci, nere e sagomate nella luce fiammeggiante. Le tre croci, diceva il prete, raffiguravano il senso ultimo di quella rappresentazione, perché la nascita accomuna tutti, ma la conclusione differisce in ognuno di noi. "La croce è la carità", spiegava allora il religioso. Anche stamane abbiamo udito una frase simile, semplice e densa: "Gesù non ha messo in croce l'uomo, ma si è lasciato crocifiggere da lui". La piccola croce bruna sotto la lunetta della basilica, allora, nella sua essenzialità scarnificata e ammonitrice, è una prosecuzione del silenzio: inteso come ringraziamento, solidità d'amore, condivisione senza fiato. Piccolezza dall'inizio alla fine. Conforta l'unicità d'un Dio che manifesta la sua onnipotenza in una vita minuta, all'insegna del limite, della perdita.



A lato: Betlemme, Basilica della Natività: il punto dove, secondo la tradizione, "dalla Vergine Maria nacque il Signore Gesù". Sotto: la Natività realizzata nella parrocchia di San Torpete (Genova) da don Paolo Farinella, dove la Madonna ha avuto un parto quadrigemellare con quattro Gesù: uno palestinese, uno africano, una bambina cinese e un bianco (nell'icona). Anche come risposta al "Natale Bianco" della Lega.






lunedì 21 dicembre 2009

Soprattutto per loro

Io amo l'atmosfera natalizia. Diciamo che mi sono riconciliata con essa, come sempre avviene, di norma, alla mia età. Luminarie, panettoni o pandori (io ho sempre preferito i secondi), regali e pranzi, sono riti ben più pagani che cristiani, lo so. Non fosse che il consumismo già ce lo siamo buttato alle spalle. E posso godere solo di qualche fiamma nelle brume nevose, ormai. Natale è nascita, le difficoltà affrontate nell'ultimo periodo mi hanno sempre più fatto riscoprire il suo vero senso e la semplicità dei gesti. Taluni si deprimono, a Natale. E li comprendo. Perché è la festa, più che della famiglia, del grembo. Un momento di pausa, di ritorno a casa. E c'è chi la casa l'ha perduta. O ha perduto la calma. Si dice: non è Natale per i lavoratori Yamaha di Lesmo e per quelli di Termini Imerese. Non è Natale per gli immigrati che qualcuno vuol respingere. Non lo è per molti abitanti dell'Aquila, malgrado i rassicuranti proclami delle televisioni. Dovrebbe, invece, esser Natale soprattutto per loro.

Natale è la festa ultima che giunge per gli ultimi: poveri e bambini. L'abbiamo trasformata in un' baccanale dell'edonismo, eppure ha un'origine umile, secondaria; non è stata neppure istituita apposta. Ognuno ormai sa che si tratta d'una solennità "adottata", qualcosa di sostitutivo, un rito pagano spodestato, quello del Sole Invitto. Un equivoco: celebrata dal primo imperatore teo-con della storia, caposaldo dell'alleanza trono-altare, doveva invece siglare il riscatto degli esclusi. Grotta, capanna o stalla, l'accoglienza del Figlio di Dio avveniva in una periferia desolata e passeggera, come una pagina sfogliata troppo in fretta, e con noncuranza. Qualche eco di questa sperdutezza misericordiosa resta probabilmente in noi, se avvertiamo, confuso, il bisogno di nascondimento, pace, comprensione.

Luminarie, regali e pandori, simboli quindi di per sé non cristiani, possono contrappuntare i nostri giorni e simboleggiare quell'esigenza, quella volontà di ritorno, di bene. Un bene balbettante, confuso, quasi un borborigmo, nel clamore dei sazi di civiltà.


N. B.: Questo blog appoggia la manifestazione di Diritto alla Rete del 23 dicembre 2009, per la libertà del web.

sabato 19 dicembre 2009

Satana tra noi

Questo blog e gli umanisti di tutto il mondo manifestano il più profondo sdegno per la profanazione avvenuta ieri ad Auschwitz e, augurandosi che i responsabili dell'infame gesto siano trovati e puniti col massimo rigore, esprimono solidarietà assoluta per gli ebrei e tutte le altre vittime della barbarie nazi-fascista.





L'ingresso di Auschwitz visto dall'interno (foto di Gabriele Muzzarini).
ULTIM'ORA: Ritrovata la scritta di Auschwitz, arrestate cinque persone. E il mondo ha tirato un sospiro di sollievo. Ma temporaneo. Chi scrive è convintissima che l'episodio sia un segno dei tempi su cui conviene riflettere e meditare. Ne riparleremo. (21 dicembre 2009)

mercoledì 16 dicembre 2009

NOTA BENE

[IMPORTANTE. Il vertice di Copenhagen sul clima sta fallendo. Se vuoi scongiurare il disastro, FIRMA QUI . So che non c'entra col post ma era l'unico modo per focalizzare l'attenzione. Grazie.]

1. Gli uomini sono come le Vacanze

...Non durano mai abbastanza

2. Gli uomini sono come Banane
...Più invecchiano, meno sono sodi.

3. Gli uomini sono come il Tempo
...Non puoi fare niente per cambiarlo.

4. Gli uomini sono come il Caffè
...I migliori sono caldi, forti e ti tengono sveglia tutta la notte.

5. Gli uomini sono come Computer
...Difficili da capire e sempre senza memoria sufficiente.






















6. Gli uomini sono come la Pubblicità
...Mai credere a una parola di quello che dicono.

7. Gli uomini sono come il Conto in Banca
...Senza denaro non generano interesse.
8. Gli uomini sono come il Popcorn
...Ti soddifano, ma solo per poco.
9. Gli uomini sono come Nevicate
...Non sai mai quando arrivano, quanti centimetri ti daranno o quanto tempo dureranno.
10. Gli uomini sono come le Fotocopiatrici
...Servono per la riproduzione.
11. Gli uomini sono come il Parcheggio
...Tutti i posti buoni sono occupati, gli altri sono "difettosi".

:-9

giovedì 10 dicembre 2009

Fuori moda?

Alcuni bambini somali, di età compresa tra gli 11 e i 16 anni, rischiano la pena di morte con l'incredibile accusa di aver partecipato ad atti terroristici contro il loro governo. Lo rendo noto subito e senza commenti. Se qualcuno nutrisse dei dubbi sulla necessità della Giornata per i diritti umani, basterebbe questa notizia a dissiparli.


Ma, naturalmente, c'è altro. Molto altro. Perché menzionare queste due paroline, oggi, sembra diventato museale. Antiquario. Sospetto, anche. La "gente", il "popolo", vuol sentire una musica diversa: sicurezza, tradizione, roba così. Ce lo ripetono a ogni piè sospinto i nostri governanti. E non si limitano a ripeterlo, lo mettono in pratica.

L'indescrivibile sequela di aberranti contumelie contro il card. Tettamanzi sfoderata dai soliti leghisti, che finalmente non soltanto le frange minoritarie e "progressiste" del cattolicesimo definiscono "partito pagano", rientra in una ben consolidata strategia. Sbaglierebbe chi considerasse le flatulenze verbali dei Calderoli, dei Salvini e dei Bossi alla stregua di estemporanee esternazioni da latrina. Si tratta, invece, di ballon d'essai per verificare il "polso" della città, come ha acutamente intuito nel suo editoriale La corona longobarda. Il neorazzismo si sente ormai talmente forte da voler condizionare anche la Chiesa, l'unica istituzione che ancora resista, grazie ad alcuni pastori come appunto Tettamanzi [sul web è disponibile la versione breve del suo discorso], all'onda d'intolleranza, xenofobia e odio per l'altro propagandata in Italia e in Europa da un quindicennio a questa parte.

Sulla stessa linea sono da intendersi l'operazione "White Christmas" e, addirittura, il Gesù padano, dove non si fatica a intravedere l'azione del Maligno nell'appropriarsi di simboli sacri per tramutarli nel loro contrario. La storia, purtroppo, non c'insegna niente, o noi non la comprendiamo, eppure il "Gott Mit Uns" dovrebbe richiamarci alla mente qualche tristo periodo.

E poiché la forma è sostanza, alle parole seguono immediatamente i fatti. E che fatti. Alcune settimane fa la cattolicista giunta Moratti (Pdl, Lega, ciellini) ha sgomberato un campo nomadi e condannato all'addiaccio famiglie con bambini. Rieccoli, i bambini. Tutti a sbracciarsi per difenderne uno di gesso (bianco, naturalmente), come baluardo della Tradizione Occidentale, ma nessuno, né nei Paesi terzi, né presso quelli "civilizzati", si piglia cura di quelli in carne ed ossa, specie se quella carne è un po' scura.

Quei bambini rom frequentavano le scuole elementari e avevano iniziato un lungo percorso d'integrazione. Le insegnanti li hanno ospitati a casa loro pur di non abbandonarli a un prevedibile, angoscioso destino. Altrove qualcun altro ha sottolineato che le maestre sconfiggono il razzismo già presente nelle aule delle scuole medie.

Un clochard viene malmenato dalle forze dell'"ordine", un altro muore di freddo. Selima, un'anziana marocchina che chiedeva l'elemosina davanti a una chiesa d'un paesino del Bergamasco, si è vista multare di 50 euro per la nuova ordinanza leghista che vieta l'accattonaggio. Alle proteste dei frati, il "sciur sindigh" ha almeno avuto il buon gusto di scusire lui la somma. Ma si tratta d'un caso isolato in un mondo vieppiù barbaro e ignorante.

Disoccupati e cassintegrati non vedono soluzione al loro dramma. Erano di fronte alla Scala anche l'altra sera, mentre gli alti papaveri assistevano alla prima della Carmen, perché si udisse la loro protesta.

Il 12 dicembre di 40 anni fa scoppiava la bomba alla Banca dell'Agricoltura, in piazza Fontana. Un'altra strage dove sono stati lesi i diritti di innocenti, e rimasta senza colpevoli. Lo scrittore Daniele Biacchessi, già aderente alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, presenterà per quel giorno il suo spettacolo-denuncia Il giorno dell'innocenza perduta (Biblioteca Braidense, via Brera 28, ore 21). Stasera, invece, si terrà un ricordo a Bresso (Centro Civico Sandro Pertini, via Bologna 38) alle ore 20.30.
Il 12 dicembre ricorre anche il 14° anniversario della morte di Graziella Campagna. Una donna, anzi una ragazza, e una vittima di mafia che merita molto di più del fugace accenno che le sto dedicando io. Morta semplicemente per fedeltà alla coscienza. Morta di normalità. Lunedì prossimo Raiuno programmerà nuovamente il film tv a lei dedicato, La vita rubata. Ma non basta. Si afferma che abbiamo perso i simboli, i punti di riferimento. Errore. Essi esistono. Siamo noi ad aver scelto altri "eroi".
Persino nelle nostre parrocchie, il giorno dell'Immacolata, i sacerdoti hanno messo l'accento sui mutamenti climatici. Rientrano in un'ideologia del possesso, quindi del Mercato, che fatalmente finisce per ledere l'ambiente in cui si vive e, di conseguenza, i diritti umani. La natura è "mia", afferma l'ideologo del Profitto, posso farne ciò che voglio, purché mi procuri guadagno. E se Obama delude annunciando un rafforzamento di truppe in Afghanistan, l'Italia trova sempre il modo di distinguersi. Infatti, il nostro governo asseconda il presidente americano comunicando trionfante l'invio del più numeroso reparto di truppe in Medio Oriente, ma sulla questione ambientale, che Barack Hussein sembra intenzionato a difendere, va in controtendenza. Lo dimostra anche a livello locale. Il presidente della Lombardia Formigoni ha da tempo, come tanti, messo gli occhi sul Parco Nord, il nostro polmone verde, e lo vuol trasformare in eliporto. Tanto verde "inutilizzato" per lui è, appunto, inutile. L'ideologia del Profitto, di cui i ciellini sono da sempre arditi portavoce, trova qui la sua massima espressione [un approfondimento della vicenda al seguente link].

Non ci risulta che i turiferari del bimbo di gesso e del crocifisso di legno abbiano levato un flebile fiato per denunciare queste sconcezze. Anzi. Qualcuno ha pure esultato. Sì, come nel 1938 il Manifesto degli scienziati razzisti esordiva proclamando che "gli italiani devono considerarsi francamente razzisti", oggi si parla di "razzisti senza vergogna" , anzi con vanto, fieri della loro appartenenza, che sciorinano a visiera levata.

Ma quella visiera levata è, anche, una maschera che cade. Così, i cardinali Caffarra e Barragan possono manifestare senza alcuna perifrasi il loro odio inveterato per i "diversi" ("è ingiusto trattarli come i normali"), condannandoli apertamente all'inferno sulla scorta di una interpretazione diabolicamente distorta di san Paolo. Su questo tema tornerò. Per adesso, mi limito a menzionarli. Ad ogni modo, hanno già ottenuto la loro ricompensa.

I razzisti e i neopagani trionfano, quindi. In apparenza. Ma nel sottosuolo qualcosa preme, si agita, ansima, ribolle. Siamo noi, le persone che non fanno notizia ma di cui, come ha sottolineato il presidente Napolitano, il mondo ha un disperato bisogno. E non abdicheremo a questo compito.
E gli umanisti? Gli umanisti ci sono. Sempre e per tutti. Oggi pomeriggio, a Milano (ore 18.30, di fronte alla Rinascente) proclameranno a loro modo i diritti umani. Verranno distribuiti cartelli con alcuni articoli della carta dei diritti dell'uomo. Ognuno potrà scegliere quello che preferisce poi, alle 19, inizierà la passeggiata in galleria Vittorio Emanuele, senza enfasi, come in una tranquilla, normale giornata. A un certo punto, però, si udirà un lungo fischio: e in quel momento ognuno esporrà il proprio cartello e lo appenderà al collo, "congelandosi" nella posizione preferita.

Non ci avrete.




domenica 6 dicembre 2009

Il battito del mondo

Adoro la piscina d'inverno: l'odore del cloro, il vapore che appanna le immense vetrate, e poi il fondale azzurro, sgombro, onestamente irreale. Soli, noi e l'acqua. Una modesta acqua dolce, che permette un galleggiamento relativo, ma accoglie tutti come un letto, come un'arca direbbe un mio caro amico; pochi attimi e scarse bracciate, per disciogliere i pensieri assieme alle membra, mentre, fuori, la grigia quotidianità raggela gli animi.



Bresso: la piscina comunale, intestata a Paolo Foglia.

Intorno voci di bambini, mamme, donne, pensionati: l'umanità nascosta che rifiorisce. Sì, in piscina la vita rallenta, cadenzata come il battito del cuore. E davvero l'acqua coincide con la vita, e la mente torna candida, primordiale.


La scorsa settimana il Comune di Bresso ha aperto il Punto acqua, una struttura aperta, accogliente, simile alla chioma d'un albero, di cui riprende anche il colore. Una risposta a chi vorrebbe privatizzare, cioè sottrarre, l'origine stessa dell'esistenza. Al Punto acqua si comincia ad accorrere, come a una nuova sorgente. E' permesso riempire fino a dodici bottiglie, spontaneamente, gratuitamente. La cittadina riacquista la fisionomia dei vecchi borghi, in nome dell'acqua tutto si riconcilia.

Domani si apre il convegno di Copenaghen sui cambiamenti climatici e persino Jospeh Ratzinger ha compreso che quello ambientale è un problema troppo urgente per esser trascurato. Perché si tratta d'una questione eminentemente etica, che esige risposte etiche, non semplici, limitati, miopi accorgimenti deterministici, di cortissimo, asfittico respiro. Il tempo della natura è il tempo di Dio. Sono masse eterne di cui un pulviscolo dell'universo, quale l'uomo, non può permettersi d'insinuare la maestà.

martedì 1 dicembre 2009

Maggiorenni senza te


Il 24 novembre scorso ricorreva il 18° anniversario della morte per Aids di Freddie Mercury. Ho deciso di ricordarlo oggi, in occasione della Giornata mondiale contro il morbo, di cui sono vittime soprattutto i Paesi poveri e molti giovani, anche italiani, a causa di politiche governative e clericali cieche e ottuse.




Vitalità? Tanta. Frenesia? Ancor di più. Innocenza? Forse. Ma un'innocenza ambigua, sfuggente e arcana come il San Giovanni di Leonardo. Quindi, magari, in ultima analisi. Non tanto innocente. Ma nel contempo bella, forte, barocca, icona dei nostri tempi sommossi. Eccessiva, sicuramente. Eri tu, Freddie, quello delle tutine sgargianti, perché così mi apparisti, in un televisore ancora in bianco e nero, malgrado fossi l'emblema dei colori. Colori forti, senza contrasti, aggressivi, perché simbolo di un'età svagheggiante, neopagana e divertita. Un uomo sexy, finalmente, che non temeva la fisicità; e che del suo corpo aveva fatto il veicolo per trasmettere, semplicemente, gioia e piacere. Dicevi che i Queen erano i Cecil B. De Mille del rock, per me eravate il liberty eclettico d'una stagione dove queste commistioni erano possibili. Dove il cielo sembrava raggiungibile, anzi, si era steso sulla terra con la sua fantasmagoria di astri. E noi potevamo srotolarci sopra, allegri e spensierati.

Il messaggero degli dèi, col suo agglomerato di citazioni (allucinazioni?) pittoriche, letterarie, cinematografiche e più smaccatamente pop (News of the world, che contrasto: nome d'una rivista e livida copertina alla Fritz Lang!), aveva in realtà un compito prometeico: portare il fuoco agli uomini. Tu ce ne hai regalato veramente tanto. Lo hai reso vulnerabile, e noi fiammanti. Eri inglese? Armeno? Persiano? Rock? Disco? Classico? Cristiano o zoroastriano? Etero o gay? Oh, che noia, avresti tagliato corto, e lo dicesti anche. "Definirmi? Tutti commenterebbero: pure Freddie che si dichiara, per avere un po' di titoli sui giornali". Eh no, malgrado tutto non eri proprio uomo da titoli urlati. Perché soffrivi il peso d'un universo rotante che contenevi tuo malgrado. Avevi tante cose da dire e da cantare ancora, è vero; ma chissà come ti saresti trovato qui e ora, in questi anni, non più semplici ma facili, troppo cinici per la malizia e l'ambiguità. Forse, per te, non ci sarebbe stato più spazio. Non è tempo d'artisti, questo.Ma, sparendo, ci hai costretti a un risveglio penoso. Siamo stati obbligati a crescere senza il tuo aiuto. Senza la tua compagnia, i tuoi giochi. Che, come tutti i giochi, sottendevano un cupo rimpianto. Una tragica melodia. Ma di piccole, carnali tragedie è trapunto il cammino umano. Rimasti così, in preda a fantasmi amorfi, diventati adulti senza esser stati grandi, ci siamo sentiti privare dell'aria. Come bimbi in un campo giochi vuoto. In periferie grigie della nostra debole fantasia. Però la tua musica, quella è rimasta, quella c'infonde ancora rabbia, e voglia di mandare al diavolo l'ingiustizia che ti ha strappato a noi. L'ingiustizia, l'ingiustizia. Questo sentimento è ancora, pertinace, uno sguardo oltre la periferia, oltre il vuoto di quel campo. E' un grido di riappropriazione. Tu eri eccezionale, insostituibile. Ma ci hai insegnato che ciascuno di noi può esserlo, e rinunciare a questa speranza, allora sì, sarebbe tradirti e dimenticarti per sempre.