hiera interminabile di donne, ma anche di uomini: in piazza, a sfidare un pomeriggio meneghino non esattamente propizio dal punto di vista climatico, se ne contavano, a occhio e croce, poco meno della metà. La cosiddetta "metà del cielo", come si diceva una volta; solo che, in questo caso, l'appellativo si rivolgeva ai maschi, non a noi.Strano? No. La mescolanza di storie, provenienze, idee, età respirata in un'umida domenica di febbraio ha confermato la sensazione di trovarsi al crocevia d'un mondo, non in un semplice raduno occasionale, per quanto imponente. E' stata senza dubbio una manifestazione di donne; e, tuttavia, ha travalicato i confini di genere; si è avvertito, forse per la prima volta, che la dignità femminile ferita era una questione di primaria importanza; politica, nel senso più ampio e nobile del termine.
Eravamo al centro del mondo, consapevoli di essere uscite, con la mente se non ancora nei fatti, dalla condizione ancillare in cui da sempre ci avevano relegate. Ma questa nuova centralità, lungi dallo spaventarci o dallo stordirci, ci è parsa così ovvia, naturale, pacifica, che l'abbiamo assunta su di noi, ce ne siamo fatte carico. E quell'armamentario di discriminazioni, violenze, divieti, chiusure in nome del sesso, quell'essere eternamente seconde (cioè, ultime) nella storia dell'umanità, improvvisamente ha svelato tutta la sua stupidità e inconsistenza. Nemmeno vecchiume, ma barbarie da spazzare via, come sucida polvere.
L'ha ben sintetizzato Luisa Muraro: la manifestazione di domenica scorsa ha dimostrato non tanto la vitalità delle donne, quanto l'esistenza d'una questione maschile. Non sorprende, infatti, che l'analisi più completa, eloquente, ferma e dolce, ma nel contempo lucidamente spietata, della situazione ci sia giunta non da una militante di lungo corso, ma da suor Eugenia Bonetti, una religiosa di 72 anni che per 24 si è occupata di prostituzione femminile e minorile, prima in Mozambico poi a Torino: "Rivolgiamo un forte appello alle autorità civili e religiose, al mondo maschile e maschilista che non si mette in discussione [...] e in modo particolare alle donne affinché insieme possiamo riappropriarci di quei valori e significati sui quali si basa il bene comune per una convivenza degna di persone umane". Suor Eugenia ha altresì denunciato l'ipocrisia d'una classe dirigente che ha voluto colpire la prostituzione di strada perché disturba i "cosiddetti benpensanti" , che si erge a paladina della Famiglia e della Morale Cattolica e, al tempo stesso, veicola un'immagine della donna "intesa solamente come strumento di piacere, di consumo e di guadagno" (cfr. il mio vecchio articolo; qui il testo completo dell'intervento di suor Bonetti, il cui video è stato in seguito rimosso).
"Non si mettono in discussione": il fulcro del problema sta, all'evidenza, tutto qui. Nemmeno tanto nella pur manifesta, incontrollabile - e, dunque, pericolosa - satiriasi di B.; ma nel fatto che, in B., la maggior parte degli uomini italiani s'è apertamente identificata; e ha immaginato, nel tepore delle sue babbucce piccolo-borghesi, di emularne le gesta. Il Cavaliere aveva tutte le ragioni auto-definendosi, nel corso d'una telefonata alla prostituta (anzi, alla escort) Nadia Macrì, "il sogno degli italiani". B. con quella frase ha dimostrato anche e soprattutto la sua sagacia imprenditoriale nel cooptare gli umori profondi del Paese. Sapeva, ha sempre saputo, che il desiderio recondito di moltissimi uomini, anche di quelli formalmente "aperti" e progressisti, era spadroneggiare su un branco di oche compiacenti. E' il sogno dell'harem; altro che "civiltà occidentale" da difendere, qui siamo alla più oscura (e sconcia) barbarie levantina. E' un ciclo che ritorna, giacché, da sempre, l'ordine del mondo, ciò che ha permesso un sistema di valori ma pure di controvalori, di guerre, soprusi, prevaricazioni, fascismi, nazismi, ha radice nel peccato primo: il misconoscimento dell'umanità dell
a donna. A lato: la protesta di un'immigrata.
Pertanto anche le lotte di liberazione che oggi si verificano in Tunisia, Egitto (a Milano, una rappresentante di quella comunità ha rivolto un accorato appello dal palco) ma pure in Libia - dove, peraltro, le proteste sembrano assumere una connotazione integralista -, Yemen, Iran e Bahrein non otterranno un reale successo se non si accompagneranno a una vera, completa affermazione delle donne.
"L'uomo è il guerriero, la donna il riposo del guerriero. Tutto il resto è stupidità": nella lapidaria sentenza di Nietzsche è racchiuso il frutto avvelenato dell'odio e del disprezzo, la radice del potere. Ecco spiegati i ripetuti strali evangelici contro la ricchezza e l'(onni)potenza: poiché esse deturpano la natura umana, giustificando stragi e iniquità in nome d'una pretesa superiorità sessuale, culturale, razziale, religiosa, economica. Per lo stesso motivo, i detentori (maschi) del sacro hanno accantonato questa proposta così rivoluzionaria e radicale del Vangelo - comune anche ad altre religioni - per svilirla a mera faccenda di pruderia sessuale, puntando il sussiegoso indice sui peccati della carne, di cui naturalmente la donna era la prima causa. Lo stesso avviene oggi. Perché la gerarchia ecclesiastica non ha condannato, con parole nette e decise, lo scempio morale e culturale in cui stiamo quotidianamente affondando?
"Gli interessi temporali e materiali della Chiesa, che sono in gioco, e la predisposizione antidemocratica dei suoi vertici, sono solo una spiegazione - risponde Michele Martelli su "MicroMega". - L’altra è la concezione tradizionale ecclesiastica e inquisitoriale della donna. O meglio del corpo della donna. Dell’Eva-Serpente tentatrice e peccaminosa, che causò la punizione divina dello sprovveduto Adamo. O della filosofa e scienziata greca Ipazia d’Alessandria, il cui corpo ancora vivo andava fatto a pezzi e incenerito per ordine del santo vescovo Cirillo. O delle streghe del Seicento, accusate di volare sulle scope ai segreti incontri notturni dei saba, alla mercé di diavoli assatanati, e perciò il Torquemada di turno le infilzava (dal retro o dalla vagina su pali acuminati), mutilava, scuoiava, squartava. La salvezza delle donne era affidata solo alla castità (anche nel matrimonio, dove la donna accetta il sesso solo a fini procreativi), meglio garantita con la loro reclusione conventuale, 'volontaria' o forzata. Il corpo delle donne, insomma, sarebbe davvero 'puro' solo se asessuato! Sotto questo riguardo, Chiesa e bunga bunga (absit iniuria verbis!) paradossalmente condividono la stessa idea del corpo femminile. Un oggetto a disposizione del maschio, senza autonomia, debole o incapace di pensiero e volontà propria, 'qualcosa' da assoggettare o di cui appropriarsi per manipolarlo ad libitum, con la violenza sadico-inquisitoriale dell’autorità religiosa e della tortura, o con la forza ricattatoria-merc
antile del danaro e del potere politico. Si tratta delle due classiche, ma in questo caso impresentabili facce della medesima medaglia: la fallocratica".E' la stessa libidine fallocratica che muove i presunti futuristi d'accatto, i Feltri che sentenziano, da autorevoli pulpiti, trattarsi solo di "una questione di gnocca", o, peggio, gli Ostellino, del quale il "Corsera" venerdì scorso ha pubblicato un dotto saggio su democrazia e libertà che griderà vendetta imperitura al cospetto dei laici cieli dei liberali autentici. Quell'Ostellino che discetta con occhialuta puntigliosità sulle "donne sedute sulla propria fortuna", arrivando a paventare, dietro il movimento femminile, nientemeno che una "pulizia etica" in nome d'una "democrazia di alto stile" alle cui spalle si celerebbe l'ombra lunga di Scalfari e dell'"Espresso", poiché le donne, essendo di norma delle cretine, non hanno autonomia di pensiero e il loro antiberlusconismo è senz'altro strumentalizzato da qualche occulto regista - maschio
La delegazione umanista di Arcobaleni in Marcia con Franca Rame.
Per costoro, amanti della democrazia "bassa", possibilmente a livello del girovita, libertà e arbitrio sono sinonimi. Gli è pertanto facile confondere e deridere una delle più nobili e battagliere parole d'ordine del femminismo - "l'utero è mio e lo gestisco io" - col desiderio arcaico e grossolano del bordello. Le donne che scandivano quegli slogan non intendevano rivendicare il "diritto" a vendere il proprio corpo; ché non ce n'era alcun bisogno; già accadeva, fin dai tempi delle case chiuse. Si trattava, invece, di smarcarsi da secoli di predominio maschile, di quella cosificazione cui erano state fino a quel momento costrette da parte delle autorità religiose, statali e familiari. Poi, chiaramente, ognuna può, singolarmente, decidere se sprecare o no la propria esistenza. Le "escort" di B., figlie della civiltà del consumo, del "lavoro mai" come evidenziato da Nichi Vendola, si concedevano - secondo le parole d'una di loro, Iris Berardi - per acquistare il televisore al babbo, la playstation al fratellino, borsette e vestiti lussuosi per sé stesse. "Di lavorare non ho voglia - avrebbe dichiarato sempre Iris - e poi per cosa? Per mille euro al mese?". Tutto quanto in un momento in cui le fabbriche chiudono, i cassintegrati e i disoccupati aumentano e la crisi, tanto per cambiare, si coniuga soprattutto al femminile.
Parimenti: uno/a è certamente "libero" di drogarsi, di rubare o di commettere qualsivoglia crimine; ma ciò non implica che esista un diritto al crimine, né che il crimine possa costituire una valida e alternativa ipotesi di vita.Se sono questi i valori contrabbandati dai nostri superomuncoli de' Noantri, che Dio ce ne scampi e liberi.
Insomma gli uomini, parafrasando la provocazione di Anna Finocchiaro, sono ormai un "sesso esausto": hanno già dato. Il fatto che si siano arroccati dietro Berlusconi ha tutto il sentore d'un colpo di coda. Imparino, piuttosto, ad ascoltarsi e ad ascoltare. Apprezzino il valore della parzialità. Scoprano la bellezza dell'essere umili. Solo in questo modo potranno nuovamente, assieme alle donne e non contro di loro, riappropriarsi dell'innocenza perduta.