sabato 5 febbraio 2011

La rivoluzione di Cristina

"Metti un vestito per l'occasione/preparati, c'è la rivoluzione": versi tratti da Miracoli, l'ultimo singolo di Cristina Donà, che ricordano molto da vicino gli scanzonati "E' scoppiata la rivoluzione e non ho nulla da mettermi". Se si parla di leggerezza, lo spirito può essere lo stesso. Ma le analogie si fermano qui.

Cristina racconta una rivoluzione autentica. Quella di ogni istante. La maternità, nel suo caso, che solo una donna è in grado di celebrare col dovuto sussurro trepidante, senza fronzoli né tornitruanti prosopopee. E' un miracolo comune, una vicenda mediana, un sorriso. Un silenzio, accettato e custodito come naturale, e per questo rispettato. Tutto risulta così semplice.

I "miracoli" sono anche, e insieme, quelli "che la gente può fare". Questa gente che, nelle note di Cristina, smette di essere massa spersonalizzata, ma ti pare di vederla, la vedi, nelle strade costeggianti i parchi, con le sporte della spesa, in fila alla Posta, col cuore trafitto nello scrigno di mura domestiche. Antica e stralunata come le iridescenti note d'una banda-orchestra, un po' Weimar un po' sagra di paese. E' Milano, Cristina Donà: non altri potrebbero apprezzare così tanto "tornare a casa a piedi", come recita il titolo del nuovo album.

La rivoluzione ha occhi tranquilli ma acuti. E' cultura su ali di farfalla. E a tutto sfugge e s'inerpica su sentieri ignoti e sbreccati, fragile e seducente come un diamantino di zucchero, sempre un po' pagana, e temuta, e ineguale, come l'anima inafferrabile della donna, una sfinge a sé stessa, ma senz'ansia, senza inutili domande. La si lasciasse libera, col suo setoso filo d'aria, stravolgerebbe il mondo. Ma un giorno, e sarà di primavera, accadrà. E lei sarà la prima a stupirsene. Poi sorriderà di nuovo, e continuerà a volteggiare nel mattino terso.