martedì 8 febbraio 2011

Mondo Senza Guerre: iniziative e secondo comunicato sulla situazione in Egitto, Tunisia e Medio Oriente

Per il ministro Frattini, estero significa soltanto Montecarlo o Santa Lucia. Il nostro "premier", affaccendato tra una pupa e l'altra, non può sprecare i suoi preziosi minuti dietro alle bagattelle. Ma ha trovato almeno il tempo di sciogliere un peana all'"uomo saggio" del Cairo, il prode Mubarak; e soprattutto alle sue "nipoti". Per il resto, vadano tutti a quel paese. Al loro, appunto; mica da noi, ché poi i legaioli fanno la voce grossa.

Eppure, non è sempre stato così. Come puntualizzato da Andrea Riccardi (Comunità di Sant'Egidio) in una recente intervista al "Corriere", l'Italia - per la sua posizione geografica, la sua storia e la sua cultura - potrebbe svolgere un ruolo importante nel dirimere le controversie di realtà non certo da essa distanti. "Negli anni Ottanta - ha ricordato Riccardi - l'Italia era vista come un paese importante, vera testa di ponte tra Oriente e Occidente, marca di passaggio tra Nord e Sud. Oggi si è assentata, ripiegata su sé stessa". E Bernardo Valli, su "Repubblica", di rimando: "Stiamo perdendo un'occasione storica".

Ma gli umanisti ne sono perfettamente consapevoli. E agiscono. Questa sera alle ore 21, a Milano, presso Il Punto d'Incontro (via Mazzali 5, MM Udine), l'amico Ramy Kassem e altri ragazzi egiziani, impegnati nel presidio spontaneo di piazzale Loreto, invitano la cittadinanza all'appuntamento Cronache egiziane: testimonianza di una rivoluzione annunciata. Un'occasione unica per comprendere le vicende mediorientali attraverso gli occhi di chi ha provato in prima persona la crisi innescata da trent'anni di regime dispotico. Sabato 12 c. m. ci uniremo poi al presidio per una manifestazione che, da piazzale Loreto (ore 15.00), giungerà fino in piazza Fontana.

Mondo Senza Guerre e Senza Violenza ha poi emesso un nuovo comunicato che riportiamo qui sotto.

Riguardo alla situazione in Egitto:

1. Esprimiamo la nostra piena solidarietà al popolo egiziano, che sta manifestando per il fondamentale diritto umano di cambiare il proprio governo, nelle mani di un dittatore al potere da trent’anni e sottolineiamo che il 66% degli egiziani non era neanche nato, quando Mubarak ha assunto il controllo del paese.

2. Appoggiamo la richiesta di massa che Mubarak si dimetta immediatamente e senza condizioni.

3. Denunciamo tutti gli atti di violenza, sia compiuti da membri deviate delle forze di sicurezza, sia da manifestanti e chiediamo al future governo egiziano di portare davanti alla giustizia i responsabili degli omicidi e dei ferimenti avvenuti durante le proteste.

Riguardo agli eventi generali in Medio Oriente:

1. Non si può negare la libertà alla gente. Nel corso della storia viene un momento in cui la gente riconosce il fallimento della società, le illusioni cadono ed è possibile guardare avanti e aprire il future, verso lo sviluppo umano, la giustizia sociale e l’espressione delle intenzioni umane di vivere in un mondo senza violenza.

Sopra: la giovane Asmaa Mahfouz esorta i connazionali alla resistenza (cliccando sul link è possibile leggere la traduzione in italiano). In alto e sotto: una bambina sfida l'esercito; donne cristiane e musulmane unite nella protesta; altri momenti di fraternizzazione tra cristiani e islamici; studentesse manifestano in abiti occidentali; tra esse, un ragazzo mostra un'immagine di Nasser.


2. Sappiamo che i movimenti popolari in Tunisia, Algeria, Giordania, Siria, Yemen e altri paesi stanno prendendo forza e li sosteniamo.

3. Ci rallegriamo del fatto che, nonostante i mass-media mostrino soprattutto atti di violenza e immagini scioccanti di bandiere bruciate e figure impiccate, la grande maggioranza dei manifestanti non denota alcuna intenzione di ricorrere alla violenza.

Denunciamo:

1. L’insistenza di Mubarak nel restare al potere fino alle elezioni previste nel settembre 2011 e gli chiediamo di andarsene subito.

2. La debolezza dei governi europei e americano, il loro appoggio al presidente egiziano e gli ingenti finanziamenti concessi per decenni all’esercito egiziano.

3. L’ipocrisia dei governi occidentali, che permettono a molti regime violenti e antidemocratici di restare al potere se questo serve i loro interessi.

4. L’allarmismo dei politici che predicono un futuro minaccioso per gli interessi stranieri.

Chiediamo ai governi dei paesi attraversati da proteste popolari di massa di:

1. Dimettersi immediatamente.

2. Ristabilire la libertà di espressione e manifestazione.

3. Permettere una transizione nonviolenta verso una nuova fase di libertà per uomini, donne, vecchi e giovani.

4. Chiediamo ai governi degli altri paesi del mondo di sostenere i movimenti popolari che cercano di esprimersi e di agire senza ricorrere alla violenza.

5. Applaudiamo l’atteggiamento ispiratore di chi lavora per il cambiamento senza usare la violenza. Appoggeremo tutti quelli che utilizzano la nonviolenza attiva fino a quando non raggiungeranno i loro obiettivi. Troviamo molto incoraggiante vedere le nuove generazioni in prima linea in questo movimento per il cambiamento ed esortiamo la società civile,

brutalmente repressa per anni, a organizzarsi rapidamente e a scegliere leader di alto valore morale, facce nuove impegnate a migliorare la salute, l’istruzione e la giustizia sociale per tutti gli abitanti del loro paese.


Nawal Saadawi, scrittrice, sociologa, medico, attivista dei diritti umani, assieme a un gruppo di sostenitori.