giovedì 24 febbraio 2011

Vocazione tradita e valori non negoziabili

Tra le fiamme del Mediterraneo scompare il Novecento. Il nuovo millennio irrompe ora, nello scenario rapinoso e spaventevole che ha travolto anche il regime libico di Muhammar Gheddafi - principale partner militare dell'Italia, fra l'altro - e non manca d'espandersi in Grecia, ultima frontiera d'Europa. Ma cos'è l'Europa?

Non esiste più l'Europa, come abbiamo imparato a conoscerla. Non esistono più l'Africa, né l'Asia. Quando pure si riuscisse a stroncare le rivolte, anzi, le rivoluzioni, dei giovani popoli che premono al di sotto del Mediterraneo, la cenere esploderebbe di nuovo. Presto o tardi. Ed è già tardi.

Di fronte alle immagini strazianti delle fosse comuni nelle spiagge di Libia (sopra), mi torna alla mente un celebre dipinto di Umberto Boccioni, esposto in questi giorni proprio al Museo del Novecento: Gli addii. Il futurista calabrese aveva ritratto il colore dell'angoscia, il muto tedio dei migranti italiani: pare di udirne le nenie uguali, funebri, dimesse, offuscate, informi; una pena corale, e senza volto; la stessa, la stessa, che dietro lo sbriciolarsi di tirannie considerate eterne, hanno accompagnato in questi lunghi anni infiniti stuoli di popoli, pesti e curvi come dromedari. Essi oggi assumono un corpo, un'anima, una vita; e ci domandiamo: come abbiamo potuto ignorarli? Perché abbiamo permesso il loro asservimento?

"Ci siamo illusi, per decenni, che sostenere dei regimi totalitari costituisse la miglior garanzia per fronteggiare la minaccia del terrorismo e il flusso dei migranti, garantendo altresì il rifornimento energetico - sostiene Gad Lerner nella consueta, lucida disamina degli avvenimenti - e abbiamo elaborato teorie razziste di matrice neocoloniale: secondo cui i nostri vicini di casa sarebbero per loro natura inadatti alla democrazia, refrattari al progresso civile. Fino a usare anche per loro il concetto di 'democratura', come se le società arabe si potessero governare solo con un mix fra democrazia (finta) e dittatura (vera)". A tal proposito, Lerner evoca anche la "paura del progresso".

Sfiducia nel futuro, perché sfiducia (e timore) del giovane: da parte d'una società invecchiata e spossata. Molto opportunamente, Alessandro Capriccioli fa notare che Gheddafi è stato sostenuto da tutti: destra e sinistra. Non solo in Italia. Benché, poi, non si possa paragonare l'acquiescenza interessata e cinicamente affarista di B. - e il suo corollario di pagliacciate - con la politica, più o meno discutibile, del suo predecessore. Quell'acquiescenza cinica e interessata, soprattutto molto miope, che ha determinato il colpevole, pusillanime ritardo con cui si è ammesso, a denti molto stretti e pressati dalla comunità internazionale, che forse sì, forse in Libia si sta esagerando. Ma né B. né il suo ministro Frattini si sono ancor sognati di chiedere il deferimento di Gheddafi a una corte di giustizia internazionale; anzi, per molti giorni il presidente del Consiglio s'è mantenuto in tremebondo e sospeso silenzio, rotto solo per dichiarare che... "non intendeva disturbare" l'amico Muhammar. E il fido Frattini, di rimando: "L'Europa non deve esportare la democrazia".

Davvero, signor ministro? Non deve? Eppure non abbiamo sentito altro, in questi anni. In questi anni chi, come gli umanisti, si è sempre risolutamente opposto alle vostre "missioni di pace" è stato sottoposto a una vera e propria gogna, non solo mediatica. Ci avete attribuito le peggiori nefandezze: dal disfattismo a una fantomatica connivenza coi tagliagole, dalla vigliaccheria all'antipatriottismo. Antipatriottismo? Da qual pulpito vien la predica! Una simile accusa, in ogni caso risibile, suona addirittura demenziale da parte vostra, considerando che siete tenuti sotto scacco da una coalizione politica esplicitamente avversa all'unità d'Italia, che definisce Garibaldi un "mafioso" e che vi ha persino impedito di trovare un accordo per celebrare degnamente il nostro 150°.

E, del resto, non si capisce cosa c'entri l'amor di patria col cannoneggiamento dei paesi mediorientali. O forse si capisce benissimo, ma vi torneremo più sotto.

"L'Europa non deve esportare la democrazia"! E, intanto, il Senato ha appena approvato il rifinanziamento della "missione" militare in Afghanistan. Signor ministro, non è che ci sta prendendo per il naso?

Perché guardi che è grave, eh. Mica tanto per noi, che siamo vivi e vegeti e delle vostre contumelie ce ne facciamo un baffo. Ma lo va a spiegare alle famiglie dei soldati uccisi nella nostra opera civilizzatrice, che il loro sacrificio è stato inutile?

Non si scherza con le vite umane, ministro Frattini! Il sangue è sangue, da qualsiasi parte provenga. Prima della Realpolitik, esistono valori non negoziabili: la dignità dell'essere umano è il primo di questi.

"Il governo italiano continua ad essere distratto dalle vicende giudiziarie del premier più inutile che la nostra storia ricordi - tuona uno sdegnato Carlo Olivieri, del Partito umanista romano, - e la guerra in Afghanistan, ché di guerra si tratta, dopo ben nove anni non ha raggiunto nemmeno uno degli obiettivi formalmente dichiarati. Da sottolineare l'inerzia dell'opposizione che, con la sola eccezione dell'Italia dei Valori, ha votato compatta con la maggioranza. Un'operazione che costerà 410 milioni di euro in soli sei mesi per mantenere 4.350 soldati, mentre continuano a diminuire i fondi per l'istruzione e la ricerca, si taglia vergognosamente la spesa pubblica e cresce la disoccupazione giovanile". Anche Mondo Senza Guerre e Senza Violenza stigmatizza l'ipocrisia italiana ed europea, ma anche quella del dittatore libico il quale "risponde alle manifestazioni assoldando mercenari africani, sparando razzi contro la popolazione e attribuendo le sommosse a un complotto islamico unitamente a oscure manovre straniere".

Gli umanisti non sono ingenui. Conoscono, anche per averle provate direttamente, le difficoltà generate dall'eventuale affluenza di migliaia di profughi, stranieri ma anche italiani, in fuga da situazioni disperate. Ma non possono che constatare, ancora una volta, il totale fallimento della politica dei respingimenti, la quale, esattamente come le missioni di guerra, non ha saputo garantire al nostro paese neppure un minimo di quella sicurezza così incautamente propagandata.

E ciò perché l'Italia ha abdicato alla sua vocazione profonda: quella di baricentro del Mediterraneo.

Udiamo evocare da ogni parte: "Occidente, Occidente". Come un mantra, o un esorcismo. Il nostro presidente del Consiglio, che pur si comporta da principe ottomano, lo ripete ogni volta che può. Anche e soprattutto adesso, impaurito da quelle masse di giovani africani e asiatici che gli sembrano tremendi e sconosciuti alieni. In realtà, l'Occidente di Berlusconi si oppone alla più autentica, e spontanea, tradizione italiana. Perché circoscritto e difensivo. Perché basato sulla contrapposizione, non sul reciproco scambio. Perché, parafrasando di nuovo Lerner, rivela il deficit culturale dell'attuale classe dirigente nordista, impaurita dal cosmopolitismo mediterraneo vissuto solo come minaccia e non come arricchimento - e, quasi a mo' di replica, il video sottostante ci descrive ironicamente "l'unico paese del Nordafrica in cui non ci si ribella"! -. Mentre i momenti culturalmente più vivaci della storia italiana hanno coinciso coi grandi viaggi, le repubbliche marinare, la Sicilia fiorente, prima sotto gli Arabi poi sotto i Normanni e gli Svevi. Non Eurabia, come vaneggiato da una Fallaci perduta in rancunosi furori, ma Europa del Sud: protesa sul mare; temperata; unica nella sua diversità. Questa è l'Italia che abbiamo perduto, questa è l'Italia che vogliamo ritrovare.


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