Omotransfobia, xenofobia, misoginia: parole complicate che nascondono il significato comune di paura. Paura che, purtroppo, sempre più spesso degenera in intolleranza, discriminazione e, nei casi più gravi, in aperta violenza. Episodi che si manifestano quotidianamente, da ogni latitudine. All'Onu (!), mons. Tomasi, delegato vaticano, in nome dei princìpi religiosi e della "libertà di pensiero" difende il "diritto" all'omofobia; mentre lo studiosoRoberto De Mattei, dai microfoni della seguitissima Radio Maria, ci ragguaglia sul fatto che a provocare la caduta dell'Impero romano sono stati gli omosessuali... Si sa: tra piogge di zolfo, pestilenze, carneficine, mattanze, il colpevole è noto. Non ci stupiremmo se l'esimio additasse i sodomiti responsabili anche del terremoto in Giappone: segno, comunque, della "paterna bontà di Dio", da accettare serenamente a sconto dei nostri peccati [cfr. i sottostanti video].Potrebbe non importarci di Radio Maria (per inciso, una delle emittenti più seguite in Italia). Se non fosse che De Mattei è vicepresidente del CNR[qui di seguito la petizione per chiederne le dimissioni]. Sì, avete letto bene: vicepresidente-del-CNR. E in qualità di vicepresidente, dopo aver altre volte preso posizione contro Darwin e organizzato convegni a difesa del creazionismo - patrocinati dallo Stato - ora avverte il "dovere morale" di additarci il novello Satana che alligna nella nostra società.Ieri l'ennesimo barcone di disperati diretto verso Lampedusa si è rovesciato. Erano 300. Non sappiamo se giovani e forti. Sappiamo che sono morti, e tra essi si contavano numerose donne e bambini. Ne sono scampati soltanto 52. Della reazione di Mattei non abbiamo notizia positiva. Lo immaginiamo alzare gli occhi al cielo con un "amen", d'altro canto così ha voluto Iddio nella sua immensa bontà, e poi non erano che dei musulmani. Magari anche pervertiti: in fondo, la Tunisia non è l'erede della delenda Carthago? Certi lettori della sua parte politica, spesso devoti cristiani, a scanso d'equivoci si sono rivelati un po' più spicci, che richiamano lugubri proclami: "chi se ne frega". Un popolo non può essere veramente libero se continua a mantenere le donne in stato di soggezione: lo hanno proclamato due figure tra sé diversissime: Karl Marx e Mohandas K. Gandhi. In Spagna, un giovane romeno uccide la moglie e ne mostra il cadavere sul web. Era intenzionato a sgozzare anche la cognata tredicenne, ma la polizia è riuscita ad arrestarlo. Non diremmo in tempo. In Bangladesh, agguerriti militanti barbuti scendono vigorosamente in piazza contro il governo, reo di voler concedere maggiori diritti alle donne; al tempo stesso, illustri teologi egiziani redigono uno storico documento intitolato Rinnovare l'Islam verso la modernità; convinti che in nome della religione, e non contro di essa, si possano trovare i semi di un'autentica liberazione umana, se scrostata dall'ideologia e dal fondamentalismo. I media europei e occidentali hanno totalmente ignorato la notizia. A noi non è certo sfuggita. Noi chi? I soliti! Mondo Senza Guerre e Senza Violenza , Convergenza delle Culture sez. Milano e Arcobaleni in Marcia vi aspettano, dunque, venerdì 8 aprile alle ore 20.30, presso Il punto d'incontro, in via Mazzali 5 a Milano (MM Udine). Ingresso a offerta libera, dolce per tutti. E' gradita la prenotazione al link infoarcobaleni@gmail.com. Ma gli appuntamenti non sono terminati. Sabato 9 aprile ore 15.30, sempre a Milano, alle Colonne di San Lorenzo (e, in contemporanea, nelle principali piazze italiane) parteciperemo alla manifestazione Il nostro tempo è adesso. In verità, il termine "manifestazione" ci pare riduttivo: è, vuol essere, la rivendicazione d'una presenza. Presenza di precari del lavoro che non intendono restare esclusi dalla vita. "E' un invito - dice uno degli organizzatori - rivolto a chi non riesce a pagare l'affitto, a chi è costretto a 'navigare a vista', a chi passa da uno stage all'altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l'Italia, a chi ha perduto l'impiego e a chi ne ha racimolato uno sottopagato, a chi non si vede rinnovare il contratto di lavoro. Vogliamo riprenderci il tempo". Sfileranno, in quelle piazze, i volti non televisivi di persone, e sono tante, che reclamano diritto allo studio, alla casa, a politiche di welfare. Persone cancellate. Persone normali. Persone che reclamano un "qui e ora". Indispensabile per il futuro d'un popolo. Ancora una volta riecheggia l'antico grido "Se non ora, quando?" . Siamo costretti al gesto "rivoluzionario" di ribadire la nostra appartenenza a questo mondo e a questo secolo. E lo faremo, fosse l'ultimo atto che ci resta. E non ne abbiamo molti altri, a disposizione. Non ci avrete.
Perché "di me l'altra metà"? Preferisco lasciare un po' di mistero. Certo scrivere è la mia metà migliore, ma anche la mia anima più profonda. L'altra metà, anche perché la prima si trova poco lontano, più precisamente in questa sezione . E' un discorso che continua, con voi e con chiunque intenda confrontarsi su vari temi in libertà, rispetto, curiosità intellettuale ed empatia.